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LETTURE/ La democrazia oggi? Disprezziamo gli eletti ma veneriamo le elezioni…

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Le diagnosi fatte su questa situazione generale sono molteplici e l'autore le ripercorre analizzandole singolarmente. Si va da "è colpa dei politici" (populismo) a "è colpa della democrazia" (tecnocrati), fino a "è colpa della democrazia rappresentativa", per finire con "è colpa della democrazia rappresentativa elettiva". "Ecco la prima causa della sindrome di stanchezza democratica: siamo tutti dei fondamentalisti delle elezioni. Disprezziamo gli eletti, ma veneriamo le elezioni. I fondamentalisti delle elezioni rifiutano di vedere le elezioni come un metodo che contribuisce alla democrazia, ma le considerano come uno scopo in sé, come un principio sacro avente valore intrinseco inalienabile".

Ora, si può essere d'accordo o meno con questa analisi, ma è innegabile che fotografi un momento di disagio del sistema e che queste tematiche affiorino in diverse maniere nella nostra vita di tutti i giorni. Sia nelle esperienze quotidiane (più o meno positive) che nelle discussione con gli amici o i colleghi. A tutto questo va aggiunto che, secondo quanto pubblicato da Ong Transparency International nel Global Corruption Barometer, i partiti politici sono tra le istituzioni più corrotte del pianeta. Certo, ci sono anche elementi positivi come i referendum o la raccolta di firme per leggi di iniziativa popolare che hanno ravvivato la democrazia, secondo l'autore. Ma si potrebbe fare qualcosa di più reintroducendo il sistema del sorteggio, come si faceva nell'antica Atene (IV e V secolo a.C.) o come si fa ancora oggi per la creazione delle giurie in alcuni processi.

"Il sorteggio — ricorda Van Reybrouck — non è contrario alla logica, esso nasce da questa logica: è una procedura volontariamente neutra che permette di ripartire le chance politiche equamente ed evitare disaccordi". E ancora: "Il rischio di corruzione è attenuato, la febbre elettorale si dissipa e si rafforza l'attenzione per il bene comune. I cittadini sorteggiati non hanno forse le competenze dei politici di mestiere, ma hanno un'altra carta vincente: la libertà. Non hanno effettivamente bisogno di farsi eleggere o rieleggere". 

Ecco allora l'idea di un sistema misto in cui a cittadini eletti si affianchino altri estratti a sorte per cercare di ridare legittimità ed efficienza al sistema. Non so dire se questa sia la soluzione corretta per affrontare il nostro momento storico. So solo che di fronte a dati molto preoccupanti (e qui ne ho indicati soltanto alcuni), qualcosa va fatto. Mi piace l'idea di democratizzare la democrazia che esce da questo scritto. E soprattutto mi ritrovo nella domanda che l'autore ripropone più volte nel libro: cosa aspettiamo?



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COMMENTI
23/01/2016 - Disprezziamo a ragione (Giuseppe Crippa)

Articolo interessante, anche se trovo molto discutibile la soluzione del sorteggio. Quanto alla frase: “Disprezziamo gli eletti ma veneriamo le elezioni” la trovo perfettamente giustificata: non dimentichiamo che gli eletti sono entrati nelle liste non grazie ad elezioni interne ai partiti (le cosiddette primarie sono una risposta flebile e parzialissima a questa esigenza) ma perché cooptati da chi gestisce i partiti in modo assolutamente non democratico. Basta questa ragione per non dare loro alcun credito anticipato. E dopo che sono stati visti all’opera nelle istituzioni diventa impossibile dar loro ulteriore credito ed il disprezzo diventa comprensibilissimo.