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STORIA/ Giovanni XXIII e il "secolo" di Loris Capovilla

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Papa Giovanni XXIII  Papa Giovanni XXIII

Dal 1964 a buona parte degli anni Settanta Capovilla ha lavorato con un'energia sempre crescente — anche questa, spesso, sottovalutata — alla pubblicazione di documenti dell'archivio creato da Angelo Giuseppe Roncalli e di cui egli era divenuto custode e riordinatore. La testimonianza secolare di tali carte faceva da corona al processo di riconoscimento canonico di Roncalli.

Come è noto, il processo si avviò davvero negli anni Ottanta, grazie all'azione del vicepostulatore della causa di beatificazione Mario Benigni e al lavoro svolto dall'Istituto per le scienze religiose di Bologna diretto da Giuseppe Alberigo. Una copia parziale delle carte custodite dall'antico segretario di papa Giovanni consentì all'Istituto la pubblicazione di una serie di fonti, non ultimi i dieci tomi delle Agende: e ciò, per dimostrare che anche Loris Francesco Capovilla è un "uomo delle fonti", in vista del conferimento di tutte le carte alla Fondazione Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Nata nel 1993, costituita nel 2000 e rinnovata nel 2015, la Fondazione si occupa anch'essa di studiare e pubblicare la documentazione giovannea; da ultimo, per le cure di Alessandro Persico, sono apparsi due quaderni di Roncalli del 1901, che il ventenne chierico bergamasco intitolò genericamente Ad omnia e che sono in realtà una sorta di zibaldone della formazione roncalliana.

Tutto quanto è stato fatto finora negli studi roncalliani si deve soprattutto a Loris Francesco Capovilla. Con una avvertenza: la sua testimonianza secolare non è mai stata rivolta al passato, ma è, e sarà, sempre rivolta al futuro.

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