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LETTURE/ Armin Mohler, la critica ai liberali e le domande ai cattolici

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In tempi di crisi delle grandi ideologie, ci si dimentica che anche il liberalismo, la risposta, ancor oggi più di moda e più invocata persino dalla neosinistra politica, è, in realtà, un contenitore ideologico. Proprio perché (quasi) tutti ormai si dicono "liberali" non è sempre agevole cogliere ciò che accomuna tendenze tanto diverse. 

Se lo era chiesto, tratteggiando una sua particolare critica del sistema liberale, uno dei massimi pensatori della nuova destra europea, lo svizzero Armin Mohler (Basilea, 1920-2003), con il suo saggio Contro i Liberali

Mohler, già allievo di Jaspers e segretario di Ernst Jünger, è scomparso nel 2003, un anno dopo la prima pubblicazione in volume della sua raccolta Gegen die Liberalen. Ora, XY Editore pubblica la traduzione italiana di quest'opera, all'interno della sua collana Antaios (Armin Mohler, Contro i Liberali, XY.IT Editore, Arona 2015, 94 p.) . Mohler, che per anni fu anche consigliere politico e ghostwriter di Franz Josef Strauss, leader indimenticato della Csu bavarese, aveva vissuto da vicino la «rivoluzione culturale» della fine degli anni Sessanta, con l'avanzata della sinistra marxista e postmarxista e i primi tentativi di reazione identitaria delle destre. 

Mohler aveva capito che non ci si poteva limitare a guardare indietro e, proprio in proposito, aveva ridefinito la distinzione tra "reazionario", nostalgico e legato al passato, e "conservatore", che si radica in ciò che è permanente, ma guarda avanti. Mohler, che per un breve tratto era stato anche lettore e ammiratore di Carl Schmitt, conosceva bene quella tradizione di critica del liberalismo, che aveva percorso gran parte del pensiero cattolico sino al concilio Vaticano II. 

Eppure, proprio in Gegen die Liberalen si lascia sfuggire un'espressione decisamente sferzante nei confronti del suo vecchio maestro, Schmitt, liquidandolo come "romano", cioè "cattolico". Per un figlio della Basilea protestante e riformata quell'espressione era quasi un insulto, ma, soprattutto, l'indizio della volontà di avviare una nuova critica del modello liberale, associato a un pensiero "astratto" e generalizzante. Mohler sapeva anche che è esistita ed esiste una critica marxista al liberalismo e la conosce alla perfezione, ma, come afferma nelle prime pagine del saggio, «il comunismo resta un'ideologia per popoli sottosviluppati». Nel suo scritto Mohler si chiede, piuttosto, se quella in cui viviamo sia davvero democrazia o non piuttosto un democraticismo, un insieme di principi astratti, spesso impliciti e intoccabili, insomma quel che noi, oggi, potremmo chiamare, con un fortunato neologismo, "democratura". 

Procedendo per presupposti tanto impliciti quanto dogmatici, il liberalismo, con la sua astrattezza e incapacità di affermare il mondo nella sua complessa condizione reale, è ormai divenuto il cavallo di Troia di tendenze e fenomeni che stanno portando all'autodistruzione la civiltà occidentale. Per Mohler il liberalismo è un sistema, una costruzione artificiale, che non pone al centro la singolarità umana, bensì una propria pretesa di costruire l'uomo nuovo secondo modelli astratti. Contro questa pretesa il rivoluzionario conservatore fa appello alla realtà dei fatti e alla solitudine eroica dell'individuo davanti alla loro crudezza. 



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