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CARRON/ La sfida di oggi e i nostalgici del mondo che non c'è

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Il giudizio di Carrón può certamente essere discusso e criticato, se si hanno motivazioni di altrettanto elevato livello da contrapporgli. Ma non lo si può sfigurare, riducendolo a uno stratagemma di tattica occasionale su singole scelte contingenti. Se si vuole davvero entrare nel merito, la prima cosa da riconoscere è che il suo intervento viene da lontano e aiuta a guardare al problema dell'oggi nel suo contesto d'insieme, con uno sguardo globale, senza la miopia di fermarsi solo alle conseguenze delle decisioni da prendere in una specifica emergenza. Le idee portanti, le parole chiave, persino l'armamentario delle citazioni di sostegno si ritrovano già raccolti e ancora più distesamente articolati nel libro che Carrón ha pubblicato negli ultimi mesi del 2015. Ne La bellezza disarmata rifluiscono, poi, testi e interventi degli anni precedenti, attraverso i quali ha cominciato a disegnarsi una riconsiderazione intelligente e acuta, ricca di aspetti originalmente stimolanti, su come il fatto cristiano può entrare in rapporto con il mondo della destrutturazione post-moderna e "incarnarsi" in un nuovo dialogo con le attese e i desideri dell'uomo contemporaneo, rimasto senza guide e senza più certezze a cui aggrapparsi. 

Il tema del crollo delle evidenze, la crisi antropologica del soggetto, la riapertura della centralità del "senso religioso" come istanza di appagamento e di pienezza, sono implicazioni più volte riprese e approfondite. Don Carrón ne ha parlato ripetutamente nella sua opera di insegnamento. Ne ha fatto oggetto di tanti suoi contributi pubblici, su giornali e riviste, a cominciare, per fare un esempio, dall'impegnativo discorso di presentazione del documento di Cl in vista delle elezioni europee della primavera 2014. Non si può fingere che non esistano tutte queste premesse, questo lungo e paziente cammino di messa a fuoco che va avanti da tempo: è il lavoro di un pensiero e di una ragione che, per essere veramente tali, non possono che riflettere in primo luogo su sé stessi, paragonandosi senza sconti con la realtà che hanno di fronte.

Schematizzando al massimo, forse si può dire che la chiave di volta di questo sforzo di chiarificazione sulle forme della presenza cristiana consiste nell'accettazione di un dato primordiale di realismo: la coscienza religiosa si cala nella trama oggettiva della condizione umana a cui si rivolge, e ormai il mondo dell'uomo di oggi ha lasciato cadere la sua antica ossatura costruita su un cemento cristiano. I valori "naturali" sono diventati quasi irriconoscibili: appaiono a molti capovolti in una forzatura che ingabbia perché non esiste più la "cristianità" e ci siamo inesorabilmente inoltrati nel mondo del meticciato culturale, frantumato al suo interno, senza più codici condivisi in un unanimismo solidale. Siamo stati catapultati nell'era della società "secolare". E questo impone un modo nuovo di coniugare la passione del fuoco religioso con l'appartenenza di tutti all'universo politico, etico e civile. Non ci sono più quadri comuni di riferimento a cui appoggiarsi. La verità diventa controversa e sul bene si proiettano visioni contrastanti. 



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COMMENTI
31/01/2016 - ma neanche il mondo di Carron esiste ancora... (fabio sansonna)

Il mondo che sogna Carron e che non esiste ancora comunque essendo cattolico e prete Carron ha come paradigma il fatto cristiano di 2000 anni fa ma non per questo Carron e nostalgico... anzi a volte rischia di essere proiettato troppo al futuro e di non vedere il positivo che c'e', e l'evidenza del positivo c'e', e di essere utopistico... la sola differenza sta nella priorità' del metodo, ma da qualche tempo si creano artificiose divisioni tra cristiani solo per questioni di metodo... non ho ancora capito a chi giovano... qui Zardin parla di rancore....ma dove? Forse ieri pomeriggio ha visto un film giallo perche' a Roma di rancore neanche l'ombra...

 
31/01/2016 - Anche quel che vuole Carron non c'e' ... (fabio sansonna)

Carron non ha mai detto che sono nostalgici quelli che vanno a Roma, e non facciamo dire a Carron quel che non ha mai detto. Il cristiano e' a questo punto "nostalgico" per definizione visto che di richiama ad un fatto di 2000 anni fa. Carron ha semplicemente sottolineato che il lavoro per la famiglia cristiana non inizia solo, non basta e non si esaurisce in momenti di piazza pur necessari, ma su questo siamo tutti d'accordo con Carron ci mancherebbe! Se inoltre va a Roma e' perché gia' fa una esperienza positiva di famiglia e vuol comunicarla e anche difenderla. D'altronde Carron essendo un prete cattolico vuole come ideale la famiglia cristiana altrimenti non sarebbe più ne' cattolico ne' prete. E il suo ideale viene dal passato, da quel che ha visto e sperimentato da ragazzo nel suo passato in famiglia, il suo paradigma familiare e' quello cristiano e lui non lo ha mai negato, un paradigma che viene: quindi e'nostalgico anche lui? La differenza e'nel metodo per realizzarlo: per Carron e' prioritario il costruire esperienze familiari "contagiose" nella società' rispetto al difenderne gli aspetti legali: ha ragione, uno non puo' pretendere di difendere giuridicamente una cosa che non c'e'. Ma forse quel che non e' chiaro e' che per quanto minoritarie le famiglie cristiane esistono ancora e quindi l'accusa di "nostalgici "va rispedita al mittente. Le evidenze quindi non sono crollate sono solo cambiate rispetto al passato, ci sono

 
31/01/2016 - Le evidenze sono crollate? (fabio sansonna)

Vorrei che dopo il Family Day Carron si consolasse di certe sue espressioni pessimistiche ...il crollo delle evidenze... ecc... le evidenze ci sono ancora sono solo cambiate e diverse rispetto al passato ma ci sono ...ripartiamo da quelle... piu' evidenza di ieri al Circo Massimo... una Bellezza Disarmata ...veramente.

 
31/01/2016 - Una sola domanda (o forse due...) (Villi Demaldè)

Dopo aver letto l'articolo, mi sorge spontanea una domanda: ma allora l'esperienza cristiana risponde veramente alle domande e alle esigenze fondamentali dell'uomo, di OGNI uomo, o è invece una sovrastruttura come tante altre, legata alle contingenze storiche, culturali, sociali al punto di dover mutare in modo sostanziale con esse? In altri termini: esiste, al di là delle varie possibili posizioni e opzioni, una natura umana a cui poterci rivolgere e a cui poter guardare nelle scelte che ci stanno di fronte in modo così drammatico?

 
31/01/2016 - Cadute (Marco Fattore)

Prof. Zardin, attenzione a non cadere dalle spalle di Balthasar ai piedi di Schillebeeckx. Personalmente, ci penserei due volte, prima di pensare di saper scrutare nei cuori di tutti quelli che, a differenza mia, ieri erano a Roma. La "decisività" di quello che don Carrón ha richiamato sul Corriere non merita difese accusatorie, ma la valorizzazione simpatetica, e anche la correzione se del caso, dei tentativi ironici, approssimati e rischiosi che anche altri, intorno a noi, fanno.

 
31/01/2016 - la sfida di oggi (Alberto Speroni)

Quanto fumo per avvallare la "scelta religiosa"di "antica" memoria! lo Spirito Santo soffia dove vuole e, presumibilmente, questa "scelta" è la vostra pietra tombale! "A noi il combattimento, a Dio la Vittoria!". S. Giovanna d'Arco

 
31/01/2016 - Dal passato per il futuro: siamo presenti! (GIANLUIGI PARENTI)

GIUSTO! ...E' per questo che siamo andati ieri al Circo Massimo, per dare voce alla Natura delle cose, cioè al progetto buono di Dio sull'uomo. Una legge crea una mentalità (vedi aborto, fecondazione artificiale, divorzio) che può minare la società (il disordine sempre maggiore sociale ne è una evidenza). Tutti noi viviamo nel mondo e ne partecipiamo delle gioie e dei dolori, e, nella famiglia umana come in tutte le famiglie, se uno rischia di sbagliare deve essere avvertito con fermezza. Chi era ieri al Circo Massimo, certo non si tira indietro nella vita di tutti i giorni a dialogare con chi non la pensa allo stesso modo o a testimoniare una vita più umana e vera ( dentro anche le fatiche: come tutti). L'Ideale nel particolare è, penso, saldamente presente come chiede don Carron: i fondamentali sono chiari, giusto ribadirli per spiccare ancor meglio il volo. Una cosa non esclude l'altra.