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CARRON/ La sfida di oggi e i nostalgici del mondo che non c'è

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Se è così — e la cronaca travagliata del presente ce lo documenta in modo sempre più impressionante — vuol dire, ultimamente, che siamo posti davanti a un bivio: o si rimane fermi a pensare che la società malata si redime puntellando gli schemi etici e le strutture sociali dell'ordine tradizionale messo sotto accusa, con una grande operazione apologetica di difesa e di riscossa (magari riconquistatrice); oppure ci si immerge fino in fondo nella babele della secolarizzazione post-cristiana, continuando, sì, a impegnarsi per umanizzare la vita pubblica e per rendere più ragionevole la disciplina normativa dell'esistenza collettiva, ma allo stesso tempo ridimensionando ogni residua pretesa di imposizione, per via di egemonia, dei valori ultimi, tradotti in schemi giuridici e di etica sociale vincolanti per tutti. Se si è sbriciolata la "società cristiana", ogni progetto di ordine politico-legislativo immaginato coerente in modo esclusivo con i presupposti della coscienza religiosa contiene in sé il rischio di un sovraccarico dirigista della legge che pretende di sostituire e comprime il libero gioco delle volontà delle parti sociali, chiamate a incontrarsi nell'arena dello Stato "laico" per rinegoziare l'intero sistema delle regole e dei princìpi del loro convivere fra diversi. Il bene umano va tutelato, ma non si impone per decreto.

A monte delle discussioni attuali sulla legittimazione dei legami omosessuali, sta il macigno di una decisione da prendere in rapporto alla valenza "politica", in senso generale, della coscienza di fede. Si può restare nella lunga scia del "medievalismo cristiano" difeso dal cattolicesimo antiilluminista e intransigente di Sette-Ottocento, suggestionati dalla critica antimoderna e "conservatrice" che arriva fino ai sogni di "nuova cristianità", coltivati da filoni vivaci e battaglieri del cattolicesimo militante dell'ultimo secolo, fino almeno agli anni di crisi del Vaticano II. Oppure si può accogliere come una circostanza che costringe a cambiare rotta la frattura definitiva tra l'ordine sociale mondano, con i suoi poteri e le sue strutture, e l'ordine della communio cristiana fondata sulla dialettica della grazia e della fede. Questo — nota bene — non vuol dire affatto ripiegare nell'intimismo "religioso" di una identità cattolica impaurita e subalterna nei confronti della dittatura dei desideri e dei diritti delle libertà moderne. Vuol dire accettare che esiste una differenza precisa di ambiti e di finalità tra l'ordine politico-civile del caotico pluralismo globalizzato e l'ordine dell'esperienza di vita nuova che discende dall'incontro con la salvezza fatta carne di Dio. Vuol dire scegliere di "stare dentro" questo "dualismo strutturale" fra Chiesa e governo della società umana che non è una supposta eresia neoprotestante, ma uno dei fulcri fondamentali del magistero di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI in tema di teologia "politica" (se lo si vuole assecondare con fiducia, nella sua interezza).  



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COMMENTI
31/01/2016 - ma neanche il mondo di Carron esiste ancora... (fabio sansonna)

Il mondo che sogna Carron e che non esiste ancora comunque essendo cattolico e prete Carron ha come paradigma il fatto cristiano di 2000 anni fa ma non per questo Carron e nostalgico... anzi a volte rischia di essere proiettato troppo al futuro e di non vedere il positivo che c'e', e l'evidenza del positivo c'e', e di essere utopistico... la sola differenza sta nella priorità' del metodo, ma da qualche tempo si creano artificiose divisioni tra cristiani solo per questioni di metodo... non ho ancora capito a chi giovano... qui Zardin parla di rancore....ma dove? Forse ieri pomeriggio ha visto un film giallo perche' a Roma di rancore neanche l'ombra...

 
31/01/2016 - Anche quel che vuole Carron non c'e' ... (fabio sansonna)

Carron non ha mai detto che sono nostalgici quelli che vanno a Roma, e non facciamo dire a Carron quel che non ha mai detto. Il cristiano e' a questo punto "nostalgico" per definizione visto che di richiama ad un fatto di 2000 anni fa. Carron ha semplicemente sottolineato che il lavoro per la famiglia cristiana non inizia solo, non basta e non si esaurisce in momenti di piazza pur necessari, ma su questo siamo tutti d'accordo con Carron ci mancherebbe! Se inoltre va a Roma e' perché gia' fa una esperienza positiva di famiglia e vuol comunicarla e anche difenderla. D'altronde Carron essendo un prete cattolico vuole come ideale la famiglia cristiana altrimenti non sarebbe più ne' cattolico ne' prete. E il suo ideale viene dal passato, da quel che ha visto e sperimentato da ragazzo nel suo passato in famiglia, il suo paradigma familiare e' quello cristiano e lui non lo ha mai negato, un paradigma che viene: quindi e'nostalgico anche lui? La differenza e'nel metodo per realizzarlo: per Carron e' prioritario il costruire esperienze familiari "contagiose" nella società' rispetto al difenderne gli aspetti legali: ha ragione, uno non puo' pretendere di difendere giuridicamente una cosa che non c'e'. Ma forse quel che non e' chiaro e' che per quanto minoritarie le famiglie cristiane esistono ancora e quindi l'accusa di "nostalgici "va rispedita al mittente. Le evidenze quindi non sono crollate sono solo cambiate rispetto al passato, ci sono

 
31/01/2016 - Le evidenze sono crollate? (fabio sansonna)

Vorrei che dopo il Family Day Carron si consolasse di certe sue espressioni pessimistiche ...il crollo delle evidenze... ecc... le evidenze ci sono ancora sono solo cambiate e diverse rispetto al passato ma ci sono ...ripartiamo da quelle... piu' evidenza di ieri al Circo Massimo... una Bellezza Disarmata ...veramente.

 
31/01/2016 - Una sola domanda (o forse due...) (Villi Demaldè)

Dopo aver letto l'articolo, mi sorge spontanea una domanda: ma allora l'esperienza cristiana risponde veramente alle domande e alle esigenze fondamentali dell'uomo, di OGNI uomo, o è invece una sovrastruttura come tante altre, legata alle contingenze storiche, culturali, sociali al punto di dover mutare in modo sostanziale con esse? In altri termini: esiste, al di là delle varie possibili posizioni e opzioni, una natura umana a cui poterci rivolgere e a cui poter guardare nelle scelte che ci stanno di fronte in modo così drammatico?

 
31/01/2016 - Cadute (Marco Fattore)

Prof. Zardin, attenzione a non cadere dalle spalle di Balthasar ai piedi di Schillebeeckx. Personalmente, ci penserei due volte, prima di pensare di saper scrutare nei cuori di tutti quelli che, a differenza mia, ieri erano a Roma. La "decisività" di quello che don Carrón ha richiamato sul Corriere non merita difese accusatorie, ma la valorizzazione simpatetica, e anche la correzione se del caso, dei tentativi ironici, approssimati e rischiosi che anche altri, intorno a noi, fanno.

 
31/01/2016 - la sfida di oggi (Alberto Speroni)

Quanto fumo per avvallare la "scelta religiosa"di "antica" memoria! lo Spirito Santo soffia dove vuole e, presumibilmente, questa "scelta" è la vostra pietra tombale! "A noi il combattimento, a Dio la Vittoria!". S. Giovanna d'Arco

 
31/01/2016 - Dal passato per il futuro: siamo presenti! (GIANLUIGI PARENTI)

GIUSTO! ...E' per questo che siamo andati ieri al Circo Massimo, per dare voce alla Natura delle cose, cioè al progetto buono di Dio sull'uomo. Una legge crea una mentalità (vedi aborto, fecondazione artificiale, divorzio) che può minare la società (il disordine sempre maggiore sociale ne è una evidenza). Tutti noi viviamo nel mondo e ne partecipiamo delle gioie e dei dolori, e, nella famiglia umana come in tutte le famiglie, se uno rischia di sbagliare deve essere avvertito con fermezza. Chi era ieri al Circo Massimo, certo non si tira indietro nella vita di tutti i giorni a dialogare con chi non la pensa allo stesso modo o a testimoniare una vita più umana e vera ( dentro anche le fatiche: come tutti). L'Ideale nel particolare è, penso, saldamente presente come chiede don Carron: i fondamentali sono chiari, giusto ribadirli per spiccare ancor meglio il volo. Una cosa non esclude l'altra.