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EX DC/ Mattarella rottama Scalfaro e "adotta" Cossiga

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Sergio Mattarella (Foto Quirinale.it)  Sergio Mattarella (Foto Quirinale.it)

Eppure, proprio nel merito dell'intervento di Mattarella non si possono non vedere i riferimenti ai valori cattolici. Innanzitutto, il diritto al lavoro viene inteso cristianamente come elemento costitutivo della giustizia sociale: come non leggere il pensiero di Giovanni Paolo II, nell'espressione: «Le diseguaglianze rendono più fragile l'economia e le discriminazioni aumentano le sofferenze di chi è in difficoltà». Così come cristiana è la modalità dell'attenzione del presidente per le categorie più deboli, delle povertà, esplicitamente ricordate quella del Meridione, delle donne, dei giovani.

Così come sul tema del conflitto di civiltà (Huntington), Mattarella assume una posizione non solo terminologicamente netta, ma usa parole quali pace e democrazia e le indica esplicitamente come "valori": «In questi decenni di pace e di democrazia abbiamo sempre dispiegato un impegno costante in difesa di questi valori, ovunque siano minacciati». Qualcosa di questo invito alla difesa della civiltà sembra quasi evocare — indubbiamente con tutt'altro stile, ma non tanta lontananza nel merito — l'Oriana Fallaci dell'11 settembre, proprio quella de La rabbia e l'orgoglio. A tal punto che, dopo l'uso consueto dell'espressione "fondamentalismo" per indicare il terrorismo internazionale, il presidente, senza dubbi o falsi pudori, viene a definirlo come «terrorismo di matrice islamista», dandone una forte e persino in parte "politically non correct" connotazione culturale. E anche quando sul tema dell'immigrazione il capo dello Stato si riferisce alla tutela dell'identità italiana, ancora una volta non dicendolo espressamente, parla chiaramente delle radici cristiane: «Chi è in Italia deve rispettare le leggi e la cultura del nostro Paese. Deve essere aiutato ad apprendere la nostra lingua, che è un veicolo decisivo di integrazione».  

Così, l'unico elemento di espressione direttamente "ecclesiale" evocato nel discorso risulta ultimamente quello forse meno "confessionale", dove il pudore del cattolico Mattarella lo induce ad omettere un titolo che prima ancora che espressione del depositum fidei sarebbe la denominazione istituzionale di un capo di stato estero, ovvero quello di "Papa": «Nell'anno che sta per aprirsi si svolgerà il maggior percorso del Giubileo della Misericordia, voluto da Francesco, al quale rivolgo i miei auguri ed esprimo riconoscenza per l'alto valore del suo magistero». 

E' proprio nel dover affermare direttamente questo passaggio della Chiesa universale, che impatta inevitabilmente sulla società italiana, che Mattarella si sforza ancor di più di fare un passo a lato rispetto alla sua storia e fede personali, ponendosi dalla prospettiva di chi si richiama personalmente ad un valore cristiano e lo traduce pubblicamente in un significato laico: «E' un messaggio forte che invita alla convivenza pacifica e alla difesa della dignità di ogni persona. Con una espressione laica potremmo tradurre quel messaggio in comprensione reciproca, un atteggiamento che spero si diffonda molto nel nostro vivere insieme». 



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