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EX DC/ Mattarella rottama Scalfaro e "adotta" Cossiga

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Sergio Mattarella (Foto Quirinale.it)  Sergio Mattarella (Foto Quirinale.it)

Tra le diverse riflessioni che il discorso di fine 2015 del presidente della Repubblica Sergio Mattarella può suscitare (si pensi alla vastità e all'attualità dei temi affrontati: il lavoro, l'evasione fiscale, l'ambiente, il Mezzogiorno, l'immigrazione …), una considerazione di fondo sulle sue parole può forse aiutare a comprendere il profilo istituzionale che il nuovo ospite del Quirinale sembra indirizzato a conferire al proprio mandato. Siamo, infatti, di fronte al primo presidente con un curriculum politico pienamente cattolico di tutta la "seconda Repubblica" — se si eccettua il predecessore Oscar Luigi Scalfaro, che si deve certo considerare una figura espressione dell'ultima leva democristiana, inserita però nel convulso e, per certi versi, controverso passaggio di Tangentopoli. Anzi, secondo un'analisi dei professori Michele Cortelazzo e Arjuna Tuzzi del Dipartimento di studi linguistici e letterari dell'Università di Padova — e persino a dispetto di certe inquadrature politico-ecclesiali che potrebbero avvicinare i due politici Dc sul terreno del cattolicesimo democratico — il discorso presidenziale è inquadrabile nella «continuità temporale, con una vistosa eccezione: non rientra tra i modelli impliciti di Mattarella un altro Presidente cattolico, più vicino a noi, cioè Scalfaro».

Non a caso, quindi, alcuni hanno voluto intravedere nel lento, pacato e tutto sommato breve intervento del capo dello Stato del 31 dicembre piuttosto alcuni riferimenti alla figura dell'ultimo primo cittadino cattolico "doc" della prima Repubblica — quella, va qui ricordato, della cosiddetta "democrazia bloccata", con il partito dello scudo crociato comunque e sempre al governo —, quel Francesco Cossiga, peraltro così caratterialmente diverso (soprattutto l'ultimo delle "picconate") dall'andamento calmo del presidente Mattarella. Anche se ciò si potrebbe, per così dire, risolvere in una questione di ordine retorico-linguistico, e cioè in una continuità lessicale espressione di un gergo assorbito nella stessa culla politica, la Dc (come fa in buona sostanza la suddetta analisi dei colleghi di Padova, giustamente dal suo punto di vista tecnico: «Mattarella si rivela vicino a Cossiga sul piano delle caratteristiche grammaticali, ma meno, anche a causa del cambiamento del periodo storico, sul piano delle similarità delle parole tematiche»).  

Viene però il sospetto che a livello sostanziale qualcosa di più concreto, identitario, colleghi gli interventi dei due presidenti (singolarmente uniti anche da fatto di essere due insulari). Certo, i tempi dagli anni Novanta sono cambiati, e l'attuale "dogma" politico culturale — francamente in buona parte una deriva concettuale del post-concilio, ma sarebbe questo un discorso assai lungo…  — è quello dell'approccio "laico" a cui debbono sottostare a tutti i costi i credenti, senza poter palesare nei propri ruoli istituzionali, nemmeno latamente, la propria fede e il proprio modo di essere cattolici. Ed è palese questa attenzione nel discorso dell'altra sera. 



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