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LETTURE/ "Il rumore delle perle di legno" e l'Armenia ritrovata

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Nella casa con i bambini e la madre abitano il padre medico, il nonno, la tata Teresa, grande consolatrice dei soldati italiani e tedeschi bisognosi d'affetto, e poi la Gigia, la vera reggiora. Non mancano un soldato inglese atterrato con il paracadute in giardino, alcuni giovani armeni nascosti ai tedeschi e, alla  mattina, alcune signorine: "arrivavano alla spicciolata, con aria dimessa e famelica, le ragazze di paesi vicini che campavano la vita andando coi soldati […]. Si erano passate parola che nella nostra grande cucina c'era il fuoco sempre acceso". Mentre la guerra è agli ultimi bagliori la famiglia si sposta a Padova; l'infanzia e la giovinezza sono riempite dalla presenza dei nonni, sia quello armenosia quelli romani. La morte del nonno di Roma porta Antonia nella capitale: "E fu così che il sole, il grande sole, divenne un'immagine gelosa, da conservare solo per sé nei lunghi inverni padovani, l'altra faccia della morte, serena e terribile". 

La narrazione arriva poi a vicende più recenti, il focoso '68 e un amore intenso e finito; ma anche ci dice della passione per i libri: "il mistero sempre rinnovato delle pagine scritte" e delle fantasie e  dei sogni della protagonista. L'ultima parte è dedicata a un viaggio in Grecia con il giovane marito, quando i due sposi vanno "incontro abbronzati e felici al loro complicato futuro". Un romanzo in cui parlano i silenzi e le allusioni, e un Altrove misterioso più volte citato.



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