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ARTE/ Cristo trionfante o sofferente? La svolta di san Francesco

Giunta Pisano, Crocifisso di San Domenico (particolare) (1250-54) Giunta Pisano, Crocifisso di San Domenico (particolare) (1250-54)

Uno dei primi crocifissi di commissione francescana, se non addirittura il primo in assoluto, l'archetipo, è quello dipinto da Giunta Pisano su richiesta di frate Elia, purtroppo perduto. Da una lettera inviata nel 1624 dal vescovo di Assisi a Federico Borromeo sappiamo che era firmato, datato (1236!), che riportava l'effigie del committente (insieme, verosimilmente, a quella di Francesco), e che fino al terzo decennio del '600 trovava posto nella Basilica Superiore. Non doveva essere molto diverso dal crocifisso dello stesso Giunta Pisano che vediamo nel Museo della Porziuncola, da quello del Maestro di Santa Chiara nell'omonima chiesa assisana e da quello del Maestro di San Francesco nella Galleria Nazionale dell'Umbria: quindi, un Cristo nella sofferenza, con gli occhi chiusi, il volto affranto, il corpo piegato dal dolore.

Grazie alla predicazione e alle preferenze iconografiche degli eredi di Francesco, il Christus patiens guadagna sempre più terreno: diventa la norma.

Chi si aspetta che da quel momento i crocifissi francescani perdano ogni peculiarità rimarrà sorpreso nello scoprire l'inesattezza delle proprie previsioni. Essi, infatti, continuano (per secoli) a distinguersi dalle tipologie più diffuse in virtù di un evidente e convinto realismo. Attenzione: non si sta sostenendo che le immagini di Cristo in croce di una certa crudezza siano tutte, nessuna esclusa, debitrici di Francesco (la sofferenza del Golgota è centrale anche per altri protagonisti della storia della Chiesa, ed esistono casi nei quali il realismo è frutto soltanto della sensibilità dell'artista e/o del committente); si vuole semplicemente far notare come i crocifissi francescani nel descrivere l'agonia di Cristo si spingano sempre nel cuore della kénosis. Non è un caso che il più realistico dei suoi crocifissi Donatello lo realizzi per una (importante) chiesa francescana (si sta parlando, ovviamente, del famoso "crocifisso contadino" in Santa Croce a Firenze); e non è un caso neppure che tra gli autori dei crocifissi più aderenti al vero troviamo molti francescani (tra i più dotati, fra Umile da Petralia e fra Diego da Careri). La via aperta da Francesco accelera l'ascesa degli artisti al Golgota; seguire la lezione dell'alter Christus insegna a non temere la realtà della croce. 

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