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LETTURE/ Benigni e Recalcati, quando il tradimento "colpisce" a sinistra

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Roberto Benigni (LaPresse)  Roberto Benigni (LaPresse)

Assodata l'autorevolezza del personaggio — e se la riflessione fosse fatta risalire alla di lui professione di comico, bisognerebbe per coerenza far notare quanto scrive Lorenzo Giarelli su Linkiesta: "eppure nessuno ha detto nulla quando Paolo Rossi si è espresso per il No" —, ho trovato assai stimolante l'interpretazione che di questo atteggiamento di condanna moral(istico) ne ha restituito su Repubblica del 7 ottobre scorso Massimo Recalcati, noto psicanalista (e a sua volta intellettuale) italiano, interprete del modello psichiatrico di Lacan, dandone una versione appunto di tipo comportamentale. Secondo Recalcati la critica "da sinistra" all'endorsement referendario del comico toscano sarebbe un sintomo riconducibile ad una "una grave malattia che ha da sempre storicamente afflitto la sinistra" (e che ora sarebbe stata pienamente ereditata dal M5s), ovvero una "malattia (ideologica) del 'tradimento'", affliggente peraltro la destra come la sinistra dell'inconsueto fronte del No. 

Gli argomenti che Recalcati — auto-confessatosi giustamente, nell'occasione, a sua volta come uomo di sinistra —, chiama in causa per spiegare questo atteggiamento mentale, prima ancora che culturale, sono indubbiamente interessanti, applicandovi egli le proprie categorie di pensiero quando viene a sostenere che "l'accusa patologica di tradimento implica innanzitutto l'idea di una degradazione antropologica del traditore, di una sua irreversibile corruzione morale"; ovvero, una forma mentis politico-culturale che viene  intesa in questa lettura come psicologicamente distorta, in quanto non riesce a intendere la diversa intenzione affermatasi in un medesimo schieramento semplicemente quale la posizione di "uno che cambia idea", forzandola invece nello stereotipo di "colui che ha venduto la propria anima al potere, al regime, al sistema". Un atteggiamento di condanna (appunto un moralismo, potremmo chiosare) che viene rivolto all'interno della sinistra nei confronti di coloro che (come eventualmente lo stesso Benigni) sostengono le ragioni del Sì, finendo per definirli tout court "venduti, servi, schiavi dei poteri forti", e seguendo una logica che, in effetti, si potrebbe attribuire nell'altro campo politico anche alla vicenda delle accuse che a suo tempo ricevette da destra Angelino Alfano, dopo il suo "abbandono" di Berlusconi. 

Riconducendo questa interpretazione di Recalcati da una lettura di sensibilità psicologica ad una di carattere storiografico, direi che la categoria equivalente che essa chiama in causa è quella della delegittimazione dell'avversario, in questo caso internamente ad una parte (partito, movimento, schieramento che siano), che procede ad ammantare il responsabile di una difformità di pensiero con la definizione moral(istica) di "nemico". Ciò vale a dire, che chi si comporta così in ambito politico, ovvero si esprime in termini non allineati con ilmainstream culturale della propria tradizione ideologica, con ciò stesso esce dal "recinto istituzionale" della propria formazione, perché rompe il patto di fidelizzazione totale dove un'opinione difforme non può essere contemplata. È una mentalità costruita sul meccanismo appunto del tradimento, che Recalcati attribuisce più fortemente a sinistra — e questo è l'altro rilievo di carattere storico di un certo interesse — perché in essa vi troverebbe un "suo terreno di attecchimento più fertile". 



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COMMENTI
10/10/2016 - Macchè tradimento, solo un segna vento (ALBERTO DELLISANTI)

Ma chi si permette di giudicare Benigni su un piano di onestà. Ci mancherebbe... Gheda si occupa della campagna per il SI', è lieto dell'affiancamento del comico toscano, e può non attribuire moralismo alcuno a chi si limita ad annotare che vi è una bella contraddizione nel passaggio da "La più bella del mondo", al SI' alla Costituzione da piegare ad uno stringente carattere oligarchico, come desiderato nelle Capitali dell'Impero, Washington, Berlino, Bruxelles (le maggiori). E come desiderato dagli esecutori in Italia, Napolitano, Renzi, Boschi, Verdini (i maggiori). Perché non bisogna dimenticare che al rango di veri e propri esecutori sono saliti da giorni a questa parte i giornaloni Corsera, Stampa, Repubblica...le TV (RAI attivamente per il SI', Fininvest molto lontana dal NO, La7 con un Mentana e una Gruber insopportabilmente nella prima linea del SI', come due pasdaran). Questa sera la Gruber ha varcato il limite di qualunque parità di condizioni, facendo la diretta dell'ennesimo astuto discorso di un impareggiabile arrangiatore come Renzi. Giustamente nell'era Berlusconi tutti erano attenti alla "par condicio". Oggi abbiamo un Renzi che imperversa dappertutto (e fa bene! le Boschi e i Nardella, i suoi gemelli, non lo pareggeranno mai!). Alle scatenate Gruber non passa invece minimamente per la testa. Con semplicità, tornando a Benigni, vedo un avere in conto la direzione del vento.