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LETTURE/ Benigni e Recalcati, quando il tradimento "colpisce" a sinistra

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Roberto Benigni (LaPresse)  Roberto Benigni (LaPresse)

E la spiegazione di questo atteggiamento prevalente, prima culturale che politico, starebbe nella "radice profondamente stalinista" della sinistra italiana, una "radice oscena", uno schema comportamentale quasi istintivamente anti-liberale e anti-libertario. Aggiungo io, un modo di pensare che a sua volta potrebbe pure ascriversi storicamente al paradigma della "superiorità morale" espresso a suo tempo da una parte del Pci, e che non a caso Recalcati viene a definire come una forma di fondamentalismo insito nel concetto "marxista" di militanza.

Insomma, uno "stalinismo culturale" che tende ad operare, persino in parte inconsapevolmente, secondo la logica della delegittimazione dell'avversario (nemico) interno attraverso la diffamazione, solo perché di più non potrebbe in un sistema democratico, mentre un tempo il "magnifico georgiano" lo fece direttamente attraverso la svelta e drammatica prassi epurativa dei "traditori della Patria" nel gulag. In quest'ottica delegittimante, Benigni, appunto, si sarebbe scostato dalla sinistra PD solo "per avere contratti, soldi, potere". 

Certo si tratta di una lettura piuttosto tranchant eppure provocatoria, che parlando della storia della "Seconda Repubblica" si potrebbe persino arrivare ad applicare ai processi di delegittimazione pubblica (e privata) di Berlusconi e di tutto il centrodestra italiano da parte della sinistra, così come fors'anche a quelli che oggi lo stesso Renzi sta affrontando in quanto denunciato come non appartenente alla radice "pura" della medesima sinistra (si veda l'ultima, da questo punto di vista efficace, performance imitatoria di Crozza sull'appartenenza "biologica" del presidente del Consiglio ad una tradizione politico culturale appunto non di sinistra in Dimartedì del 27 settembre.

A Recalcati avrei però infine solo una cosa da chiedere: non è che i puristi della sinistra italiana, a forza di operare distinguo sulla vera appartenenza ideale di ciascuno di loro, rischino di finire come quei protestanti che dopo Lutero e la Riforma continuarono a spezzettarsi nei secoli a venire, per potersi dire — uno scisma dopo l'altro — i più autentici interpreti della Parola di Dio… e ora nel mondo si contano più di mille diverse denominazioni confessionali protestanti – alcune per il vero anche piuttosto curiose, come quella, con rispetto parlando, dei devoti della New Denver Church?! 

In fondo, anche a colui che oggi si erge a difensore del No in quanto padre tutelare della "vera" tradizione della sinistra italiana (quella "riformista", si diceva una volta, vero?), ovvero Massimo D'Alema, tempo fa (nel film "Aprile") un altro intellettuale di sinistra come Nanni Moretti dedicò un quadretto simpatico, implorandolo dal televisore di "dire qualcosa di sinistra". 

Anzi, più semplicemente, di "dire qualcosa".



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COMMENTI
10/10/2016 - Macchè tradimento, solo un segna vento (ALBERTO DELLISANTI)

Ma chi si permette di giudicare Benigni su un piano di onestà. Ci mancherebbe... Gheda si occupa della campagna per il SI', è lieto dell'affiancamento del comico toscano, e può non attribuire moralismo alcuno a chi si limita ad annotare che vi è una bella contraddizione nel passaggio da "La più bella del mondo", al SI' alla Costituzione da piegare ad uno stringente carattere oligarchico, come desiderato nelle Capitali dell'Impero, Washington, Berlino, Bruxelles (le maggiori). E come desiderato dagli esecutori in Italia, Napolitano, Renzi, Boschi, Verdini (i maggiori). Perché non bisogna dimenticare che al rango di veri e propri esecutori sono saliti da giorni a questa parte i giornaloni Corsera, Stampa, Repubblica...le TV (RAI attivamente per il SI', Fininvest molto lontana dal NO, La7 con un Mentana e una Gruber insopportabilmente nella prima linea del SI', come due pasdaran). Questa sera la Gruber ha varcato il limite di qualunque parità di condizioni, facendo la diretta dell'ennesimo astuto discorso di un impareggiabile arrangiatore come Renzi. Giustamente nell'era Berlusconi tutti erano attenti alla "par condicio". Oggi abbiamo un Renzi che imperversa dappertutto (e fa bene! le Boschi e i Nardella, i suoi gemelli, non lo pareggeranno mai!). Alle scatenate Gruber non passa invece minimamente per la testa. Con semplicità, tornando a Benigni, vedo un avere in conto la direzione del vento.