BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Nella profondità del tempo, il "segreto" di Seamus Heaney

Pubblicazione:

Seamus Heaney (1939-2013) (LaPresse)  Seamus Heaney (1939-2013) (LaPresse)

E allora ho fatto proprio così, pensando a lui e pensando a lei. Lo spirito che ha animato il mio lavoro di curatore è stato sempre e solo questo: mantenere fede alla consegna umana e poetica ricevuta, ricordandomi del primo donatore e di tutti i donatori grazie ai quali la poesia di Heaney continua ad essere letta, a meravigliare, a insegnare. 

 

La poesia di Heaney, come tutta la grande poesia, sembra arrivare da un tempo lontanissimo e deflagrare poi nel presente, lontano dal chiacchiericcio accademico e dallo smalltalk letterario. Il fatto di darle una veste così ufficiale e blasonata non rischia di portarla lontana dalle sue radici?

Anche in questo caso preferisco far parlare lui. Proprio in quella che sarebbe stata la sua ultima poesia, Tenendo il tempo (In Time), Heaney dà dimostrazione di come nei suoi versi si condensino sempre il passato, il presente e anche il futuro — in questo caso, la premonizione della propria morte, avveratasi purtroppo dodici giorni dopo la stesura di quello che di fatto è un inno alla vita nella persona dell'ultima nipotina arrivata in casa Heaney, Síofra, cui la poesia infatti è dedicata:

 

Energia, equilibrio, esplosione:
ascoltando Bach
ti ho vista tra molti anni
(più di quanti me ne saranno concessi)
non più bimba dal passo incerto,
donna adulta e sicura.

Mi tiene al passo il tuo piede
nudo sul pavimento; la forza
che un tempo sentii salire
dal nostro di cemento
ti accarezza la pianta e il tallone,
e qui ti radica davvero alla terra.

Un oratorio
ti rappresenterebbe a modo:
energia, equilibrio, esplosione
in gioco solamente per se stessi,
ma per ora noi danziamo lievemente
tenendo il tempo, e silenziosamente.

 

Questa poesia ha una matrice privata, e quindi passato, presente e futuro sono legati naturalmente, per così dire, nel susseguirsi delle generazioni all'interno di una famiglia: in questo caso i protagonisti sono nonno e nipotina. Ma in tutta la poesia di Heaney agisce questo incredibile "collante" — una sorta di voltaggio esistenziale primordiale, archetipo —che da un lato fissa i pensieri e le parole del poeta nell'hic et nunc di una particolare occasione, usando un vocabolo montaliano, ma dall'altro lo libera da un tempo e da uno spazio precisi. Volendo banalizzare, dall'incontro del particolare nell'universale scaturisce questa qualità dei versi di Heaney: che arrivano da un tempo lontanissimo e deflagrano poi nel presente come hai detto benissimo tu. A me piace paragonare la poesia di Heaney ad una pianta (e ce ne sono tante nella sua opera in versi) le cui radici scendono e si insediano nel terreno del passato e il cui tronco, cioè il presente, le traduce i rami, che si spingono al cielo del futuro dandocene prospettiva. Non dico niente di nuovo: l'Accademia di Svezia ha motivato il conferimento a Heaney del Premio Nobel per la letteratura proprio perché la sua poesia, in un continuum di grande bellezza lirica e profondità etica, illumina l'attualità del passato e la straordinarietà del presente. Ti faccio un esempio testuale piccolo, ma significativo: "hwæt", la parola con cui inizia Beowulf e che — come ha recentemente spiegato uno storico della lingua inglese, George Walkden — è sempre stata tradotta in modo incorretto, anche da Heaney. La colpa pare essere di uno dei fratelli Grimm, Jakob, che nel 1837 ha ridotto l'importanza di quell'attacco a pura esclamazione. E così è stata tradotta: "What ho!", "Hear me!", "Attend!", "Indeed!". 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >