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LETTURE/ Nella profondità del tempo, il "segreto" di Seamus Heaney

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Seamus Heaney (1939-2013) (LaPresse)  Seamus Heaney (1939-2013) (LaPresse)

Anni dopo, quando il percorso di pace tra la maggioranza protestante e la minoranza cattolica aveva fatto enormi passi avanti, arrivando in prossimità di una svolta storica, un amico del poeta viene assassinato. La matrice è inequivocabilmente politica. Heaney, che si trova all'estero, scrive una lettera durissima che esce su un quotidiano locale. Ho una copia di quel numero di quel giornale: per puro caso mi trovavo non lontano dalla cittadina in cui ebbe luogo quella ricaduta di violenza, e le parole di Seamus mi aiutarono ancora una volta a dare un senso a qualcosa che sembrava non averne. Ecco: con la sua poesia Heaney riusciva sempre a trovare e a mostrare un senso alla res publica, alla politica, soprattutto nei momenti più bui. Non aggiungo altro, perché non mi compete. E poi nel discorso Nobel, Crediting Poetry, Heaney dice tutto ciò che c'è da dire su questo complesso e delicato argomento.  

 

Tu sei anche insegnante e poeta. Che spazio di resistenza pensi che si debba insegnare, attraverso la poesia, e quale speranza si può seminare?

Riverbera, in questa domanda, l'interrogativo che chi scrive, non solo poesia, prima o poi arriva a porsi: la letteratura fa succedere qualcosa, concretamente? Secondo me sì, e Heaney affronta questa questione proprio nel discorso letto a Stoccolma in occasione del conferimento del più prestigioso premio letterario, che è incluso nel Meridiano. La poesia merita credito in quanto contribuisce a persuadere, proprio in quanto espressione di speranza e di resistenza, la parte più vulnerabile della nostra coscienza, spesso avvilita da errori e da orrori, che il senso della nostra esistenza, del nostro breve passaggio su questo pianeta, si manifesta nella ricerca, nella comprensione e nella testimonianza di tutto ciò che ci rende umani, nella buona e nella cattiva sorte. La poesia ha un ruolo fondamentale, addirittura privilegiato forse, in questa ricerca e in questa comprensione. Lo dico sempre ai miei studenti quando leggiamo, studiamo e traduciamo poesia: non solo quella dei grandi poeti come Heaney, ma anche la nostra, i loro versi e i miei.

 

Stando esattamente agli antipodi rispetto a noi, che cosa pensi della vitalità della poesia italiana nel mondo?

Sono lontano da tutto e da tutti, ma grazie a social media, e alla possibilità, più o meno regolare, di ritornare per ricerca o per vacanza in Italia, riesco a stare abbastanza al passo con gli sviluppi della nostra poesia in Italia come in Inghilterra, Stati Uniti e Australia, dove ci sono altre voci esuli come la mia, per così dire. La poesia in Italia è in buone mani, da sempre: in questo particolare momento penso che siano le poetesse, sia quelle più affermate che quelle che hanno da poco esordito, a dare l'esempio e a proteggere, rinnovandola, una delle tradizioni liriche più importanti e diversificate della letteratura mondiale.

 

La poesia resiste all'epoca dei social network? Tu stai facendo un esperimento a mio giudizio molto importante su Facebook: quello di accostare immagini tue a testi di altri, creando un cortocircuito fra fotografia e testo poetico.



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