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LETTURE/ Nella profondità del tempo, il "segreto" di Seamus Heaney

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Seamus Heaney (1939-2013) (LaPresse)  Seamus Heaney (1939-2013) (LaPresse)

Mondadori ha dato alle stampe il Meridiano dedicato a Seamus Heaney, irlandese premio Nobel per la letteratura, certo una delle voci poetiche più significative che il nostro tempo ci abbia regalato. Toccare la sua opera significa toccare i nuclei profondi del fare poetico, ma anche ingaggiare un corpo a corpo col tentativo di cercare il senso che abita la parola poetica fin dal suo nascere. Ne abbiamo parlato col curatore, Marco Sonzogni, che di quest'opera ha seguito la gestazione per lungo tempo.

 

Cosa significa, a tuo parere, l'uscita di un'opera come il Meridiano di Heaney? Qual è lo spirito che ti ha animato in questo lavoro?

Prima di parlare di me, parliamo di lui. Rivedo il suo volto mentre acconsente alla preparazione di un Meridiano della sua opera in versi. Conosce il prestigio dell'editore e della collana. E subito, con quell'umiltà che contraddinstigueva ogni sua parola, ogni gesto, si mette in dubbio. Ha davanti due exempla recenti: il volume con tutti i versi di W.B. Yeats — il poeta la cui grandezza è stata usata a misura della sua fino alla nausea — e dell'amico Ted Hughes. Stiamo parlando di due poeti a lui particolarmente cari, oltre che particolarmente grandi: piatti di una bilancia poetica, per così dire, su cui non dà per scontato di potersi poggiare, anche se tutto il mondo non esiterebbe un solo secondo ad autorizzarlo. E rivedo la smorfia affettuosa con cui chiude la conversazione: entrambi sono morti… Forse voleva farmi ridere, alleggerendo fin dall'inizio il carico di responsabilità che di fatto mi aveva ufficialmente messo sulle spalle; forse voleva mettermi in guardia: tempus fugit, e nel suo caso, per via di una generosità umana e professionale senza pari, la salute aveva purtroppo iniziato a preoccupare.

Ogni tanto rivivo la telefonata di quell'ultimo venerdì di agosto del 2013 (mattina a Dublino, sera a Wellington) che mi portò la notizia della sua morte. Anche se non volevo crederci, anche se lo avevo sentito la settimana prima, una parte di me non era sorpresa — quel sentimento, come dire, di qualcosa che sai che poteva succedere ed è successo. Eppure non riesco a darmi pace che non ci sia più, e che non possa vedere il volume che ha voluto, costruito e seguito con l'attenzione, dedizione e maestria con cui portava avanti la propria scrittura da quasi mezzo secolo. E se non lo può vedere lui il libro è giusto che non lo possa vedere neanche io! Mentre ti rispondo non ho ancora con me una copia del Meridiano, della cui effettiva esistenza (per me resta un sogno che forse si è avverato) mi hanno rassicurato non tanto le recensioni (in una il recensore parla più di sé che del libro…), ma gli amici lettori che con grande partecipazione e generosità lo hanno subito acquistato. Come esempio ti faccio quello di un'amica che conosco da poco tempo (ho conosciuto prima le sue poesie): nella foto che mi ha mandato, la sua mano di flautista e di poeta mi mostra il Meridiano sullo sfondo storico della sua città. Seamus le avrebbe subito scritto per ringraziarla, per dirle che in quel gesto risiedeva la vera poesia.



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