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LETTURE/ Benedetto XVI, scacco a tradizionalisti e progressisti

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Il papa emerito Benedetto XVI (LaPresse)  Il papa emerito Benedetto XVI (LaPresse)

Il giorno dopo, invece, quando il papa lo vede gli va incontro esclamando a gran voce: "Eminenza, ma che bella la sua conferenza! Lei ha veramente capito lo spirito del concilio". E Frings, da parte sua: "Veramente l'ha scritta un giovane professore che mi assiste". Di nuovo il papa, imperterrito: "Ha fatto benissimo! Bisogna saper sceglierseli bene i collaboratori!". Insomma: la diceria di Ratzinger conservatore è veramente campata per aria. Si deve "conservare", sì, la tradizione. Ma amandola come tradizione vivente: una fonte da cui attingere sempre acqua viva, dentro il presente.

 

Possiamo approfondire in che senso Ratzinger è stato un uomo del Vaticano II?

Lo è stato in prima persona durante il suo svolgimento, e si è sempre concepito tale. Lo ha ripetuto infinite volte: "Sono gli altri che sono cambiati, non io!". Solo che il concilio Ratzinger lo identifica rigorosamente con i documenti che ha prodotto. Il suo "spirito" non è quello affiorato nelle assemblee di contorno, disputato nei convegni dei teologi e degli specialisti che ne hanno fatto oggetto di diatriba. Non lo si può inventare ogni volta di nuovo. Aderendo al dettato oggettivo delle volontà espresse dal concilio, forse si può dire che Ratzinger ha cercato soprattutto di sviluppare quanto indicato nel capitolo quinto della costituzione sulla Chiesa, la Lumen gentium, che ha reintrodotto il tema della vocazione universale alla santità. Questo è il fondamento di una intensa partecipazione di tutti i fedeli cristiani, con uguale dignità, alla vita della Chiesa. Si tratta di una verità che è sempre stato molto a cuore a Ratzinger: non a caso, buona parte delle sue catechesi del mercoledì, nel corso del pontificato, sono state dedicate alle figure dei santi. I santi, così mi ha personalmente confidato, sono per lui "la migliore spiegazione del Vangelo nel tempo": ci testimoniano con la loro vita cosa Gesù ci chiede e ci mostrano in modo concreto come possiamo attuarlo. Per rafforzare il valore della santità come linfa profonda della vita della Chiesa e fonte da cui scaturisce ogni autentico rinnovamento, è stata molto significativa la scelta di riportare all'interno delle Chiese locali la proclamazione dei nuovi beati: i santi sono un frutto della vita delle diverse realtà che compongono la Chiesa, e soprattutto su di loro deve ricadere la forza del loro fascino che attira.

 

Altre sorgenti della vita cristiana che Ratzinger ha cercato di far riscoprire e amare di più sono la liturgia, la Parola di Dio…

Ratzinger ci aiuta a recuperare il modo giusto di porsi di fronte a questi fondamenti della vita della Chiesa. Lui non sottovaluta il lavoro continuo di studio e di commento degli specialisti di scienze sacre e degli esegeti. Si vede molto bene nei volumi su Gesù quanto ne sia debitore. Ma quello che gli preme più di tutto è che ognuno sia messo nelle condizioni di riconoscere che al cuore della preghiera liturgica e del rapporto con la parola divina deve esserci lo stare di fronte a una presenza viva. 



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