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LETTURE/ Benedetto XVI, scacco a tradizionalisti e progressisti

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Il papa emerito Benedetto XVI (LaPresse)  Il papa emerito Benedetto XVI (LaPresse)

C'è una Persona davanti a noi che ci ascolta, che interloquisce con noi, ci comprende, e può rispondere alle nostre suppliche. Altrimenti il culto e la Parola di Dio diventano un insieme di riti o un involucro di testi staccati dal rapporto con il Mistero che sta alle loro spalle.

 

Quello che Ratzinger ha sottolineato come uomo di studio e pastore della Chiesa deve prima di tutto avere inciso sulla sua esperienza. Colpisce molto questa coerenza che si intuisce tra dottrina e sensibilità umana. Quali sono i tratti tipici del suo "stile" personale?

Ho avuto il dono di entrare in contatto con lui fin dal 1985. Ben prima di consultarlo per scrivere la biografia da lui poi approvata, l'ho incontrato più volte a tu per tu dovendo occuparmi della cura dell'edizione in lingua italiana di molte sue opere. L'ho sempre trovato disponibilissimo, pronto ad adattarsi con molta semplicità a ogni richiesta di chiarimenti, preoccupato di mettere subito a suo agio l'interlocutore. Può sembrare un fatto paradossale, se lo paragoniamo alla gravità dei compiti di cui era investito, all'autorevolezza che ha esercitato, ai ruoli anche di potere di cui si è messo al servizio. Arrivato al vertice più elevato della guida della Chiesa, è sorprendente che non abbia mai smesso le sue doti di coscienzioso uomo di studio: per me è rimasto sempre un uomo di spirito.

 

Altri aspetti importanti di questa apertura alle dimensioni della ragione e della cultura?

Direi soprattutto il tema del destino dell'Europa, delle sue radici cristiane e di come rilanciarle per rispondere alla crisi nella quale ci siamo inoltrati, che Ratzinger ha saputo decifrare con l'intelligenza acuta che sono costretti ad ammettere anche quanti non gli sono particolarmente amici. La sua proposta è quella di un nuovo umanesimo per il Duemila: non un ritorno all'indietro nel tempo, che sarebbe stupidamente suicida, ma un umanesimo fondato sul dialogo tra le religioni, sull'incontro tra credenti e mondo laico, sullo sforzo di superare rancori e incomprensioni per rispondere al desiderio nascosto nel cuore di ogni uomo.

 

Parlare di apertura e incontro suggerisce l'idea di una vicinanza con lo stile di papa Francesco.

Esattamente. Papa Benedetto ha rimarcato in modo esplicito la continuità del passaggio che conduce dalla "via dell'amore" sviluppata con le sue prime, memorabili encicliche (Deus caritas est) fino a papa Francesco. Per entrambi, tutto muove dall'amore di Dio. Dio è misericordia, e il suo abbraccio si estende a tutti gli uomini. Partendo da qui, ogni fede religiosa, senza rinunciare alla fedeltà con la sua origine, può purificare sé stessa e aprirsi all'incontro con il diverso.

 

Tra Benedetto e Francesco in mezzo c'è lo snodo della rinuncia del primo al papato, che ha creato tanto scompiglio.



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