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LETTURE/ Benedetto XVI, scacco a tradizionalisti e progressisti

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Il papa emerito Benedetto XVI (LaPresse)  Il papa emerito Benedetto XVI (LaPresse)

Dobbiamo essere sereni su questo punto: papa Benedetto mi ha apertamente confidato che già un anno prima della rinuncia, all'inizio del 2012, dopo il viaggio in Messico e a Cuba, aveva cominciato ad accusare problemi di salute. I medici lo consigliarono subito di escludere per il futuro altri voli intercontinentali. Nei mesi successivi, vedendo che l'affaticamento fisico non accennava a diminuire, prese corpo l'ipotesi del ritiro. Ma è stato un gesto di fede, vissuto nell'abbandono alla paternità di Cristo che è la guida vera della Chiesa. Perché la Chiesa non è né di Apollo né di Cefa. È la barca di Gesù, e Lui di sicuro non avrebbe mancato di trovare un altro papa degno di traghettarla. È stata una scelta dolorosa, ma che si imponeva come un preciso dovere.

 

E ora?

Nel ritiro di Mater Ecclesiae, Benedetto custodisce un vivo sentimento di comunione e di vicinanza con il successore che ne ha preso il posto, ricambiato con uguale spirito di fraternità. Non sono stati anni vuoti. Benedetto si dedica alla preghiera, allo studio, alla corrispondenza. Lo vedo come un uomo diventato veramente di Dio. È salito più in alto, non tanto fisicamente come luogo di residenza, ma nello spirito, come un vero monaco quasi di stile orientale che, aprendosi alla dimensione bella e santa della contemplazione, arriva a vedere dall'alto le cose con maggiore chiarezza. Ho avuto effettivamente l'impressione di trovarmi di fronte a un uomo diventato ancora più buono, con uno sguardo ancora più misericordioso, rivolto a tutte le miserie del mondo.



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