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Premio Nobel Letteratura 2016 / Dylan abbatte un muro, ma quanti perdenti: da Tolstoj a Guareschi

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Giovannino Guareschi (1908-1968)  Giovannino Guareschi (1908-1968)

PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2016. Il toto-Nobel per la letteratura — assegnato oggi a Bob viene dipinto: Dylan — si mescola ogni ottobre a un altro gioco culturale di società: chi è stato il più grande "non-Nobel"? Quali se ne vanno aggiungendo?Il vincitore odierno non è così a sorpresa come viene dipinto a caldo: era probabilmente candidato già da alcuni assieme, forse con il collega Leonard Cohen. Ma potremo averne certezza, in teoria solo fra mezzo secolo. Soltanto da pochi anni, infatti, la Fondazione Nobel ha cominciato a desecretare i suoi fascicoli d'archivio più vecchi di cinquant'anni. E lasciando perdere la ragioni della critica letteraria o le analisi geopolitiche, frale 3005 nomination per 60 premi assegnati riservano una miniera di curiosità. L'ultima è fresca di pochi mesi: nel 1965 fra i candidati ufficiali al Nobel (cioè quelli segnalati all'Accademia di Svezia da nominator qualificati) c'era Giovanni Guareschi.

PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2016.  L'autore della saga di Don Camillo — classificato a Stoccolma come "journalist" — si ritrovò ai nastri di partenza con altri due non-Nobel italiani (Alberto Moravia e Giuseppe Ungaretti) e con il controverso vincitore di quell'anno: il romanziere sovietico Mikhail Solokhov (con il premio al Placido Don il Nobel intendeva rappacificarsi con l'Urss dopo lo strappo di Boris Pasternak, nel 1958). In lizza c'era — per la quarta volta — anche Georges Simenon, oggi considerato uno dei maggiori non-Nobel di sempre. Con Guareschi gareggiò anche il prototipo del non-Nobel moderno: l'"Omero" argentino Jorge Luis Borges, che correva già per la sesta volta consecutiva (dopo di lui gli ispanici latino-americani sono stati invece parecchio gratificati: Pablo Neruda, Gabriel Garcia Marquez, Octavio Paz e Mario Vargas Losa)). Il 1965 registrò il primo tentativo noto di Marguerite Yourcenar e il terzo di Vladimir Nabokov, l'ottavo di Ezra Pound: tutti rigorosamente non Nobel.

PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2016.  Ma che ci faceva Guareschi in una competizione così cosmopolita e aristocratica, giocata fra accademie e ambasciate? Lo aveva indicato un personaggio che oggi dice ormai poco, ma niente affatto banale. Mario Manlio Rossi insegnava allora filologia all'università di Edinburgo, dopo una vita politico-intellettuale complessa. Emiliano come Guareschi, era stato in gioventù vicino a personaggi come Papini e Prezzolini, prima di lunghe permanenze all'estero (soprattutto in Gran Bretagna, dove fu molto vicino allo scrittore irlandese William B. Yeats, Nobel 1923). Filosofo neo-platonico, anglista, studioso dell'esoterismo e della letteratura fantastica, Rossi è riemerso negli ultimi anni dal dimenticatoio in un contesto molto particolare: le tensioni politico-culturali in cui sarebbe in parte maturato l'assassinio del filosofo Giovanni Gentile, ad opera dei Gap fiorentini nel 1944. 

La "candidatura Guareschi" (vedremo se ripetuta nelle prossime desecretazioni) è però ancora una storia da raccontare. Chissà se ha qualcosa a che fare con altre candidature italiane mai approdate al Nobel: quelle di Benedetto Croce e Ignazio Silone, cioè con i conti (seri) che la cultura italiana ha dovuto fare con se stessa e con quella europea dopo la parentesi del fascismo e la tragedia della guerra. Quel che è certo è che il "piccolo mondo" di Guareschi — non diversamente dalle inchieste del commissario Maigret — è stato ultra-tradotto e ultra-venduto nel mondo (20 milioni di copie).

La classifica dei non Nobel resta comunque saldamente capeggiata dal grande escluso dell'edizione di debutto del premio. Nel 1901 Lev Tolstoj era considerato il superfavorito, ma la scelta dell'Accademia di Stoccolma cadde sul poeta francese Sully Prudhomme: uno dei tanti premiati che non hanno lasciato traccia nella storia della letteratura. 



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COMMENTI
13/10/2016 - Non è (più, e da tempo) un premio serio (Giuseppe Crippa)

Dopo la lettura di questo bellissimo articolo di Quaglio sono quasi tentato di riconsiderare, seppure in piccolissima parte, il giudizio totalmente negativo e la disistima verso il Premio Nobel che nutro convintamente da quando fu assegnato, per la Pace(!), a tale B. Obama.