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LETTURE/ Carnevali, avventuriero "maledetto" della poesia italiana

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Emanuel Carnevali (1897-1942)  Emanuel Carnevali (1897-1942)

Di Poetry diventa per qualche mese persino condirettore, mentre per qualche tempo una donna folle o santa accetta di diventare la signora Carnevali. Poi i demoni, i mostri e quel destino spesso incomprensibile ai nostri poveri mezzi si accaniscono di nuovo su di lui: ammalato di encefalite letargica, nel 1922 è costretto a tornare in Italia, dove spende gli ultimi vent'anni tra sanatori e soggiorni casalinghi. A confortarlo, le cure della sorella e le lettere e le rare visite di quegli amici americani — di Pound, per esempio — che mai lo abbandonarono del tutto.

Ancora beffardo, a una vita tutta "di traverso" il destino invia come esecutore non la malattia, ma un boccone di pane che, messosi anch'esso di traverso, lo soffoca.

Ce n'è abbastanza, è chiaro, per fermarsi al fascino di una vita avventurosa e strana e quasi sorvolare sulla sua arte. Ed è forse destino obbligato, questo monodimensionalismo, di quegli autori che si salvano dall'oblio grazie al loro divenire "di culto". Per questo è opera di grande merito quella dell'archivio comunale di Bazzano, luogo in cui Carnevali finì i suoi giorni e dove le sue carte sono conservate, che propone sabato 15 ottobre una giornata di studi per sottrarre questo diamante grezzo alla sua visuale solita e mostrarne, nuove e lucide, tutte le sfaccettature.

A questo convegno, al dialogo con la curatrice Aurelia Casagrande, e soprattutto alla lettura de Il primo dio il compito di scoprire tutta la profondità di Carnevali. Di scoprire, verso dopo verso, le consonanze di quest'uomo sempre di corsa con la vita e i desideri di noi tutti: "Volevo maledire i miei occhi encefalitici/ Ma non maledissi nulla, perché la mattina/ era bella, e c'era pace nel mio cuore" (Castelli sulla terra, in Il primo dio, p. 313). 

 

Qui il programma della giornata di studi.



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