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SHAKESPEARE/ Gifuni e Amleto: l'insanabile ferita e la critica del potere

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Fabrizio Gifuni (LaPresse)  Fabrizio Gifuni (LaPresse)

Il senso di denuncia, di critica sociale, di giudizio sul mondo che si fa missione, permea la drammaturgia, che, elaborata dallo stesso attore, va a insistere, con la selezione e i tagli (non v'è traccia di Ofelia, per esempio), su alcuni nodi specifici: il sentimento irrimediabile del tradimento, il Remember me del Re (Amleto è totalmente costituito dal ricordo del rapporto con il padre, dalla memoria continua del rapporto con il padre), il gioco-teatro (play) che svela il vero, la virtù sempre inattuale in qualsiasi mondo dominato dal potere (il regno di Danimarca ci preme tutti, da ogni parte). Alcuni di questi nodi sono sottolineati da citazioni reiterate che fanno da vero e proprio leitmotiv dell'intero spettacolo: There are more things in heaven and earth, Horatio,/ Than are dreamt of in your philosophy ("Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio/ che nei sogni del tuo filosofare"), Forgive me this my virtue;/ For in the fatness of these pursy times/Virtue itself of vice must pardon beg,/Yea, curb and woo for leave to do him good ("Scusa la mia virtù; di questi tempi,/ la virtù deve chiedere perdono/ anche se solo mette il naso fuori"), The time is out of joint: O cursed spite,/ That ever I was born to set it right! ("Il secolo è fuori dai cardini. Maledetto destino,/ che io sia nato per rimetterlo in sesto…"). 

Quest'ultima battuta ben rende il colore con cui Gifuni invera una pur consolidata tradizione di teatro (e cinema) engagé; soprattutto, se la si pensa in dialogo con una sentenza di Genet così cara all'attore da parere il suo continuo abbrivio: "Non c'è per la bellezza altra origine che la ferita". All'origine di Amleto, di Amleto folle, di Amleto puro, di Amleto creatore e distruttore, di Amleto archetipo, di Amleto uomo (semplicemente), vi è proprio un'insanabile ferita: il venir meno, violento, del proprio padre. Nel distracted globe, nel mondo sconvolto, fuori dai cardini, il compito, il "destino maledetto", di Amleto è Remember thee!, ricordare il padre, non cicatrizzare quella ferita. Sarà questo a rimettere in sesto il secolo impazzito. Proprio qui Amleto diventa Gifuni (o viceversa): la dimensione civile, la dimensione "per il regno", "per la società", "per il mondo", del capolavoro shakespeariano si colora di una sensibilità tutta contemporanea: ad essere per il mondo è anzi tutto la propria ferita. Amleto-Gifuni, abitando il proprio "scardinamento", così autentico, così originario, così coincidente con la vita, riposiziona su cardini umani — umani! — il mondo, e, così, lo rimette in sesto, adempiendo il suo compito. 

Lo spettacolo è prodotto dalla bella manifestazione "Le vie del festival", giunta alla sua XXIII edizione.

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