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SPILLO / Dylan e Fo, Caprotti e Letizia Moratti: quelle polemiche fra Nobel e Ambrogini

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Dario Fo (1926-2016) Nobel per la Letteratura 1997 (LaPresse)  Dario Fo (1926-2016) Nobel per la Letteratura 1997 (LaPresse)

Nel giorno del funerale di Dario Fo si è riverberata la polemica sulla candidatura di Letizia Moratti all'Ambrogino d'Oro: il Nobel di Milano. E' un passaggio certamente meno accademico e cosmopolita rispetto alla glorificazione di Bob Dylan, ma sarebbe un errore sottovalutarlo. Milano è un posto parecchio glocal, capace di cogliere ed elaborare gli zeitgeist.

Le esequie laiche del Nobel-giullare di fronte al Duomo - con lo stendardo di Che Guevara ben esposto - hanno avuto molto di conformista, di rituale, di settario: di manipolatorio, in fondo, di uno spirito libero e di un grande artista della lingua italiana. Dylan - subito riallacciato a Fo - sta muovendosi con una laicità molto diversa.  Mostra indifferenza verso l'omaggio della Grande Istituzione; sembra voler tenere a distanza, finché possibile,  il rischio di venir pietrificato in icona di se stesso; resiste alla tentazione di re-investire subito il premio alla Borsa della politica. Magari annunciando che voterà Hillary Clinton e non Donald Trump (come si attenderebbero forse gli ex hippie che di Dylan pretendono di essere adepti esclusivi); o lasciando correre la voce che la prossima volta potrebbe candidarsi lui stesso a qualcosa: come un Arnold Schwarzenegger.

A chi si occupa di cronaca l'occupazione di Piazza Duomo da parte degli orfani Fo - quasi per un'ultima rappresentazione mangiapreti - ne ha ricordata un'altra di recente: la preghiera islamica di inizio 2009 . Quella volta le comunità musulmane di Milano si scusarono con l'arcivescovo Tettamanzi (che da parte sua non una parola aveva voluto pronunciare contro chi pregava nella piazza centrale della città, nel proprio giorno festivo). Più di altri gli islamici milanesi sembrarono ricordare chi e cosa è stato Ambrogio: una vera auctoritas, un tecnocrate diventato vescovo perché 1600 anni fa sapeva perfettamente cosa e come attenesse alla sfera civile e cosa a quella religiosa. Gliel'aveva insegnato, fra gli altri, il suo amico Agostino: uno al quale il Nobel per la letteratura l'avrebbero dato senza attese o dibattiti. Senza quei due vescovi cristiani-cattolici - entrambi indiscutibilmente milanesi - difficilmente gli islamici avrebbero potuto professare liberamente la loro fede in una grande metropoli europea in questo impervio inizio di terzo millennio.

L'addio a Fo (non Fo) ha ricordato la sopravvivenza di una Milano irriducibilmente divisiva, in quanto tale una non-Milano. Quella che agli ultimi 25 aprile ha insultato - oltreché la memoria della Brigata ebraica - un sindaco della città come Letizia Moratti, che spingeva la carrozzella di suo padre, ex partigiano ed ex deportato a Dachau. Ora questo sindaco è stato candidato all'Ambrogino d'oro e il centrosinistra che adesso governa la città (grazie alla candidatura a sindaco dell'ex city manager della Moratti, Maurizio Sala) glielo vorrebbe negare.



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COMMENTI
17/10/2016 - Precisazioni (Giuseppe Crippa)

Solo due cosucce da precisare in un articolo per il resto ineccepibile e molto bello: il cardinal Tettamanzi non è milanese ma brianzolo (di Renate per la precisione) e non è possibile confondere l’Ambrogino con lo Zecchino d’Oro che è una manifestazione molto più seria perché la giuria, composta da bambini, è più corretta e meno influenzabile dell’Ufficio di presidenza del consiglio comunale di Milano e del sindaco, che ha diritto di veto.