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LETTURE/ Quando gli intellettuali fanno politica con Dio

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L'intellighenzia francese, con la sua abituale brillantezza, sembra aver scoperto che Dio è di destra: "La destra resta bloccata. E' paralizzata da quattro fantasmi che le impediscono di reinventarsi. Jacques Chirac sulla (non-)riforma economica. Charles de Gaulle sull'esercizio autoritario del potere. Dio, col ritorno del cattolicesimo culturale. Infine l'Algeria: fantasma identitario intorno al quale si amalgamano colonizzazione, islam, immigrazione" (da un articolo di Arnaud Leparmentier su Le Monde week-end, 8 ottobre 2016).

E' un'idea intorno a cui i pensieri si affollano con sussulti d'alti e bassi, come correndo sulle montagne russe. Prima di tutto, una sensazione di sollievo: allora non è vero (checché ne abbia detto Nietzsche) che Dio è morto; semplicemente, è andato a destra. Ma poi si è colti da un senso d'imbarazzo: ammettiamo pure di mettere Dio sullo stesso piano di De Gaulle (almeno quest'ultimo non si sarebbe troppo stupito), ma: Dio e Chirac?!? E poi, non è chiaro se Dio si sentirebbe soddisfatto o scontento a essere identificato soltanto con il cattolicesimo (nemmeno con il cristianesimo nella sua generalità); e con il "cattolicesimo culturale", per giunta! Rischia di essere una vera e propria divisione della personalità: il dio progressista va con gli operai, e quello conservatore/reazionario con gli intellettuali…

Okay, okay, non è il caso di scandalizzarsi: It sounds better in French (suona meglio quando è detto in francese), come dicono con invidia gli inglesi a proposito delle frasi tradotte dal francese (ma l'inglese sta prendendosi la rivincita: abbiamo visto che perfino il giornale principe della lingua francese, il citato Le Monde, si rassegna al fatto che "week-end" è ormai diventato sinonimo di "fin de semaine"). E poi, non bisogna dar peso a queste battute a effetto, che un professore liquiderebbe subito con disprezzo. Ma uomini di penna o parola più spericolati, nel solco di "battutisti" così diversi come, facendo soltanto un paio di esempi, Soeren Kierkegaard o Charles Péguy — per non scendere (per carità!) ai palcoscenici dei giullari e vignettisti —potrebbero essere tentati di rispondere a una battuta con una controbattuta.

Magari prendendo a prestito per l'occasione quella famosa frase di Fëdor Dostoevskij (da una lettera del 1854, già citata altrove nel sussidiario): "Cristo è la verità, ma se mi dicessero che qui è Cristo e là è la verità, io abbandonerei la verità per aderire a Cristo". Beninteso, quello appena citato è un grande e drammatico pensiero (che, come tutti i pensieri drammatici e grandi, può ancora suscitare un fruttuoso scandalo), mentre quella di Le Monde è semplicemente, come detto, una battutina o battutaccia. Eppure, eppure… quanti cattolici italiani smetterebbero di sorridere se uno parodiasse la frase succitata, magari con un tocco di latino per rassicurare il teologo che sonnecchia in ognuno di  noi, dicendo: "Qui è la sinistra e là è la destra, e Dio è super partes; ma se mi dicessero che Dio si è spostato a destra, io là mi sposterei?"

Speriamo solo che quell'articolo sia sfuggito ai politici italiani, altrimenti potrebbe finire dentro a un dibattito-rissa parlamentare.



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