BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Jacob Dahl Rendtorff: identità e libertà, compito dell'Europa

Pubblicazione:

Michelangelo, Adamo (Giudizio Universale, 1535-41)  Michelangelo, Adamo (Giudizio Universale, 1535-41)

Jacob Dahl Rendtorff, filosofo della Roskilde University (Danimarca) ha partecipato al convegno della European Society for Moral Philosophy, con una lezione dal titolo "Principi etici fondamentali per la democrazia in Europa". In questa intervista ha spiegato al sussidiario i concetti chiave del suo intervento, soffermandosi poi sulle sfide culturali più rilevanti per la cultura europea.  

 

Professor Rendtorff, di quali principi parliamo?

I principi etici fondamentali si riferiscono a valori di base e idee etiche che sono importanti per il futuro dell'Europa. Nella cultura europea e nelle tradizioni filosofiche le idee di autonomia umana, dignità, integrità e vulnerabilità sono particolarmente significative. Sono i principi fondamentali per l'avanzamento dell'umanità e la tutela della persona umana. Autonomia significa libertà umana e auto-legislazione morale. Dignità significa necessità di rispetto per l'umanità. Integrità significa integrità morale e di carattere, ma si riferisce anche alla necessità di protezione del corpo umano, compresa l'integrità fisico-psicologica. Vulnerabilità si riferisce alla condizione umana in cui siamo tutti mortali e fragili nella nostra esistenza corporea e temporale. Considerare queste idee come valori e principi etici significa che l'etica, la teoria politica, la giurisprudenza e la filosofia del diritto dovrebbero rendere questi principi le linee guida fondamentali per il processo decisionale, la politica e il potere legislativo in Europa.

 

La Esmp insiste nel riportare l'attenzione a una riflessione che abbia a cuore l'umano. Non è un caso che il primo convegno internazionale Esmp abbia ricevuto una così alta richiesta di partecipazione. Quali sono i punti secondo lei su cui lavorare per ritornare ad un'antropologia che consideri l'uomo secondo tutti i suoi fattori costitutivi teso alla felicità?

Penso che sia molto importante concentrarsi sulla felicità in etica. A proposito trovo il lavoro di Paul Ricoeur particolarmente importante e seguo il suo lavoro nel mio argomento a favore della fondazione dei principi etici fondamentali per la protezione dell'umanità in Europa. Nella sua opera principale Soi-même comme un autre Ricoeur sviluppa un concetto di identità narrativa della persona umana e questa filosofia del sé è strettamente legata a un'etica della vita buona. Secondo questa posizione abbiamo bisogno di seguire il filosofo Aristotele, al fine di difendere un'etica teleologica della felicità e il bene come fine della vita come il primo momento dell'etica. Ma Ricoeur non si ferma ad Aristotele. Il secondo momento dell'etica è la norma morale, compresa la necessità di fare dichiarazioni etiche universali e metterle in relazione con la società giusta. Il momento della norma morale è costruito sull'imperativo categorico di Kant e afferma che la morale dovrebbe rispettare gli esseri umani come fini in sé stessi all'interno di istituzioni giuste, in una società del regno dei fini. Ma c'è anche un terzo momento di etica, secondo questo concetto di moralità. È la dimensione del rispetto e del riconoscimento delle norme e la cultura di una società, quella che Hegel chiamava Sittlichkeit. Qui, la moralità non è solo astratta, ma si riferisce ai buoni valori della società, che però si apre anche per una tragica tensione tra gli esseri umani e lo Stato, come è il caso della tragedia di Sofocle Antigone, dove la legge divina della convinzione vale a dire la visione della vita buona del singolo è in contraddizione con la legge dello stato.

 

L'Europa non pare più essere memore della sua identità, di ciò che l'ha resa tale, della sua storia. Perché questa impetuosa damnatio memoriae? 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
30/10/2016 - Commento (francesco taddei)

L' identità spetta solo agli stati. Ecco perché in Italia ci prostriamo ai potenti stranieri senza saperci rinnovare. No al super stato. Si a una confederazione di nazioni.