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LETTURE/ "Soltanto l'essenziale": 12 poeti italiani si raccontano

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La Villa Reale di Monza (Foto MarkusMark, da Wikipedia)  La Villa Reale di Monza (Foto MarkusMark, da Wikipedia)

"Lei mi chiede che cosa mi interessa in poesia e che cosa ancora desidero scrivere. Le rispondo subito: la vita, la vita delle parole, la vita dalla vita vera nella nostra mente continua e si spegne nel linguaggio, questo mi interessa e di questo voglio continuare a scrivere". 

Così il poeta svizzero Giorgio Orelli, poco prima della sua morte avvenuta nel 2013, risponde a una delle domande che la critica Elisabetta Motta gli ha rivolto durante un'intervista che, insieme ad altre undici, compone il volume La poesia e il mistero, recentemente edito da La Vita Felice di Milano e che sarà presentato in anteprima oggi, 28 ottobre, alle ore 18 nella Villa Reale di Monza (Sala nobile I piano). 

Il volume nasce dalla frequentazione personale della studiosa seregnese con alcuni dei più rappresentativi poeti contemporanei: gli italiani Giampiero Neri, Davide Rondoni, Massimo Morasso, Antonella Anedda, Donatella Bisutti, Davide Ferrari, Giancarlo Pontiggia; gli svizzeri di lingua italiana Giorgio Orelli, Fabio Pusterla, Alberto Nessi, Pietro De Marchi. Ogni intervista è preceduta da una piccola selezione di testi dei poeti intervistati e il libro si presenta così anche come una preziosa occasione per introdursi alla loro opera. 

A questi poeti, Eisabetta Motta ha chiesto di rispondere ad alcune domande cruciali sul senso della poesia oggi: qual è il compito che possiamo attribuire alla parola poetica? Qual è il suo rapporto con la realtà, come è in grado di custodirla e di darle rilievo? Come in questo compito la parola poetica si trova immersa nella relazione con il mistero? La profondità delle domande non deve far pensare a un libro arduo e ostile: merito di Elisabetta Motta che sa sempre condurre il suo dialogo con i poeti utilizzando un linguaggio semplice, chiaro, senza fronzoli. 

E merito anche dei poeti che non a caso sono stati scelti e accomunati in questa raccolta, poiché, pur nella diversità delle loro poetiche, tutti perseguono nel loro lavoro una ricerca che potremmo riassumere con le parole di un testo di Pietro De Marchi: "Eliminare il superfluo, gettare/ la zavorra, sgombrare/ gli impacci, gli intralci, strappare/ le erbacce, estirpare/ il convolvolo, fare/ piazza pulita, tabula rasa. // Poi spogliarsi del troppo e del vano,/ ridurre all'osso, scarnire, spolpare,/ lasciare/ soltanto l'essenziale". 

L'autrice conduce i suoi dialoghi invitando dapprima i suoi interlocutori a dare spiegazioni rispetto ai testi antologizzati, ma poi, soprattutto e grazie anche alla grande conoscenza delle loro opere, s'incammina con loro ad esaminare aspetti della parola poetica in generale, li chiama quasi ad una vera e propria confessione circa aspetti della loro vita, dei loro valori. Il clima che si respira quindi tra le pagine del libro è quello di una grande confidenza e insieme quello di una consapevolezza altissima del lavoro poetico. 



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