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LETTURE/ Diventare imprenditore a 75 anni: "i Brambilla sono degli eroi"

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Pompeo Locatelli (Foto dal web)  Pompeo Locatelli (Foto dal web)

Che strano paese, l'Italia. C'è sempre qualcosa che sfugge, che scappa di mano. E' l'imprevedibile che spiazza. Che non rientra nell'ordine delle cose. Allora fa specie che alla tenera età dei settantacinque, un consulente d'azienda di lunghissima data decida che è giunto il momento di vestire i panni dell'imprenditore. In questa Italia qui. Abituata a voltare le spalle alle aziende, specie quelle più piccole. Lui che è un collezionista d'arte; che non ha mai perso la passione giovanile di girare il mondo alla ricerca della bellezza, un paio di anni fa ha tradotto quella vis in impresa. 

Quella di Pompeo Locatelli si chiama Alidem – l'arte della fotografia. Siccome il soggetto, se le ore della giornata sono ventiquattro ne utilizza venticinque, trova il tempo anche per scrivere. Articoli e libri. Con l'ultimo — in libreria in questi giorni per i tipi Mursia — entra a piedi uniti nella realtà. Come il roccioso Burgnich dei tempi d'oro (Locatelli è interista mica per ridere…). Ci ha incuriosito il titolo: La riscossa degli imprenditori. Ci ha catturato il sottotitolo: La solitudine e l'orgoglio: così le imprese resistono alla crisi. E rilanciano. Ed è nella parte conclusiva che Locatelli racconta come e perché gli sia venuto in mente di buttarsi nel clima tempestoso dell'imprenditoria italiana. "Io dico sempre: piangersi addosso non serve. Bisogna tirarsi su le maniche e mettersi in gioco. Un'educazione e un metodo imparati in famiglia quando ancora con i calzoni corti facevo i compiti nel retrobottega. Mio papà e mia mamma portavano avanti un bar-pasticceria a Milano, in zona Sempione: sacrifici tanti, ferie neanche a parlarne. Eppure, non ho mai sentito lamentele, recriminazioni. Sono cresciuto a quella scuola lì. Che è poi la scuola dei tanti Brambilla, dei piccoli imprenditori della porta accanto, quelli che hanno ricostruito l'Italia dopo la guerra senza darsi meriti. E con una politica che certo non li ha tenuti sul palmo della mano, distratta da altro, da relazioni ambigue con un capitalismo poco lungimirante e sempre zoppicante. Per me i Brambilla sono degli autentici eroi. Io non mi sento certo un eroe, però, a dispetto di fisco, burocrazia e mentalità statalista, ci ho voluto provare". Dice così e tutto di un fiato, il Locatelli che alterna Mahler alle ballate di Brassens. Che dopo una recente camminata, tra la Ghisolfa e il Sempione, ha ripreso qualche pagina dell'amato Testori; che non si vergogna talvolta a canticchiare "Non arrossire", "Geneviève" e "Torpedo Blu" di quel Gaber che abitava in via Londonio, a un tiro di scoppio dalla casa dove il nostro è cresciuto.   

 

Nel libro si sofferma sul piccolo imprenditore brutto anatroccolo che mai diventerà cigno.  



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COMMENTI
31/10/2016 - Commento (francesco taddei)

Dovrebbe avere il coraggio di mettersi in gioco per cambiare ciò che non gli piace: si candidi in forza italia e contesti Berlusconi fino a prendere lui il comando del partito.