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PAPA/ Francesco e quella persecuzione (religiosa) travestita da cultura

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Papa Francesco (LaPresse)  Papa Francesco (LaPresse)

Per quanto poi concerne i profili di carattere sociologico papa Francesco, nella dichiarazione congiunta con il patriarca Kirill, ha osservato che già di per sé "la trasformazione di alcuni paesi in società secolarizzate, estranee ad ogni riferimento a Dio e alla sua verità, costituisce una grave minaccia per la libertà religiosa". E, in altra occasione, ha segnalato che non vanno comunque ignorati i deleteri effetti della "diffusa indifferenza relativista, connessa con la disillusione e la crisi delle ideologie verificatasi come reazione a tutto ciò che appare totalitario". E ha pure rilevato che occorre far fronte anche alla "grande sfida del mondo globalizzato dove il pensiero debole — che è come una malattia — abbassa anche il livello etico generale, e in nome di un falso concetto di tolleranza si finisce per perseguitare coloro che difendono la verità sull'uomo e le sue conseguenze etiche".

Tutti questi fattori, secondo il pontefice, inducono a una sorta di "privatizzazione delle religioni, con la pretesa di ridurle al silenzio e all'oscurità della coscienza di ciascuno, o alla marginalità del recinto chiuso delle chiese, delle sinagoghe o delle moschee", a "ridurre la fede e la Chiesa all'ambito privato e intimo", a spingere i cristiani "ai margini della vita pubblica", a impedire la manifestazione della fede con segni di carattere religioso. Contro queste tendenze il pontefice avverte che lo stesso "sviluppo ordinato di una civile società pluralistica" esige "che non si pretenda di confinare l'autentico spirito religioso nella sola intimità della coscienza, ma che si riconosca anche il suo ruolo significativo nella costruzione della società, legittimando il valido apporto che esso può offrire". 

Una esigenza che papa Francesco non esita a evocare espressamente nelle invocazioni conclusive della Via Crucis al Colosseo del Venerdì Santo 2016: "O croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi in coloro che vogliono toglierti dai luoghi pubblici ed escluderti dalla vita pubblica, nel nome di qualche paganità laicista o addirittura in nome dell'uguaglianza che tu stesso ci hai insegnato". Un giudizio indubbiamente severo che, pur nella sua sinteticità, entra nel merito di una problematica particolarmente delicata e controversa. Come noto, la rimozione dei crocifissi dalle aule delle scuole pubbliche è stata motivata con l'esigenza di rispettare il pluralismo religioso e la pari dignità delle differenti convinzioni. Una questione più ampiamente affrontata nell'esortazione apostolicaEvangelii gaudium dove si avverte: "il rispetto dovuto alle minoranze di agnostici o di non credenti non deve imporsi in un modo arbitrario che metta a tacere le convinzioni di maggioranze credenti o ignori la ricchezza delle tradizioni religiose". Tra le manifestazioni della persecuzione "educata" papa Francesco segnala anche la negazione ai credenti del diritto di ricorrere all'obiezione di coscienza nei confronti di leggi che si pongano in contrasto con i valori derivanti dalla loro fede.  



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