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LETTURE/ Benedetto XVI, l'intelligenza della fede alla prova del dogma

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Joseph Ratzinger nel 2000 (LaPresse)  Joseph Ratzinger nel 2000 (LaPresse)

LIPSIA — L'uscita, anche in Germania, delle Ultime conversazioni di Peter Seewald con papa Benedetto XVI e la rilettura (personale) del suo primo volume della trilogia su Gesù di Nazareth, permettono di incontrare ancora una volta un uomo sorprendentemente audace e libero, che con tutto se stesso invita a guardare Colui che ha già salvato il mondo con uno sguardo non "mistico", ma che sorge da una grande intelligenza della fede. 

Alla domanda chi siano i teologi da cui ha imparato di più, il papa emerito risponde con decisione: Henri de Lubac ed Hans Urs von Balthasar. A quest'ultimo lo ha legato una grande fratellanza teologica, sebbene lo sguardo mistico di von Balthasar, che ha permesso il sorgere della missione teologica comune tra il teologo svizzero e la mistica Adrienne von Speyr, i cui testi non dicono molto a Benedetto XVI, gli sia estraneo. 

Perché un uomo audace? Ovviamente la sua scelta di lasciare la conduzione attiva del pontificato ha fatto vedere a tutto il mondo di cosa sia capace questo uomo "romano", e al contempo "bavarese". Audace è anche la sua lettura delle parabole evangeliche. Nel primo volume su Gesù ne commenta in modo particolare tre: quella del samaritano misericordioso (Lc 10, 25-37), quella dei due fratelli, quello prodigo e quello rimasto a casa (Lc 15, 11-32) e quella del ricco epulone e del povero Lazzaro (Lc 16,-31). Il commento del papa emerito conosce tutto l'essenziale del dibattito esegetico sui testi del Nuovo Testamento, conosce i limiti e la grandezza del commento "allegorico" dei Padri della Chiesa, che sa ricollegare ai grandi della filosofia, per esempio Karl Marx — basti citare il tema dell'estraneità dell'uomo dalla propria vera natura. Conosce infine una urgenza esistenziale e "storica" che spianano la via alla lettura dei testi evangelici a cui papa Francesco sta educando il popolo cristiano, in modo particolare nelle omelie di Santa Marta: nel modo della presenza occidentale in un continente come l'Africa, ma non solo, "abbiamo ferito la loro anima. Invece di dare loro Dio, il Dio che ci è vicino in Cristo, e così invece di ricevere e portare a compimento  tutto ciò che vi è di prezioso e grande nelle loro proprie tradizioni, abbiamo portato loro il cinismo di un mondo senza Dio, in cui ciò che veramente conta è solo il potere e il profitto". Stiamo leggendo il commento di Benedetto XVI nel primo volume di Gesù di Nazaret e non la Evangelii gaudium di Francesco. 

Nei social media corrono voci che le "ultime conversazioni", che contengono un giudizio positivo e discreto sul papa attuale, siano strane e rivelerebbero uno stile che non è quello di Benedetto XVI. Invero lo stile di Benedetto XVI è quello di un uomo libero da sempre, proprio come si può leggere nelle Conversazioni.



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