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LETTURE/ Mario Luzi, mons. Gristina e la "profezia" di don Puglisi

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Oggi, con le parole di Papa Francesco, si direbbe che don Pino era un sacerdote con uno straordinario odore delle sue pecore. Era pienamente inserito nel quartiere di Brancaccio e il suo lavoro fu notato dai boss, soprattutto perché egli cominciò a diventare punto di riferimento per tanti ragazzi del luogo e per tanti suoi alunni che venivano ad aiutarlo. Le sue battaglie per avere una scuola nel quartiere e le tante iniziative che creò davano fastidio perché di fatto levavano manovalanza alle cosche. Don Pino aveva un carisma educativo particolare, voleva che i ragazzi divenissero persone libere e questo a qualcuno non andava bene.

 

Qual è il suo ricordo personale di don Pino?

Ero più giovane di lui, ma lo conoscevo bene. Quando venni nominato parroco frequentavo gli incontri di preghiera che lui organizzava col suo Centro vocazionale. Anzi, lo chiamai a ripeterli nella mia parrocchia: fu un'esperienza straordinaria. Don Pino era una persona solare, sapeva raccontare barzellette in maniera insuperabile e aveva una capacità di osservazione straordinaria. La nostra conoscenza si intensificò quando diventai vicario generale della diocesi e, poi, vescovo ausiliare. A nome del cardinale fui io a comunicargli la nomina a parroco di Brancaccio e lui diede la massima disponibilità. Ricordo un episodio particolare. Un giorno accompagnai don Pino dal cardinale per chiedere un contributo finanziario che consentisse l'avvio dei lavori del Centro Padre Nostro a Brancaccio. Pappalardo fu generoso e, poi, in privato mi disse: questi sono soldi che fruttificheranno bene.

 

Cosa stava cambiando nei rapporti fra Chiesa e mafia?

Il cardinale era cosciente di svolgere un servizio per scuotere l'indifferenza della gente e delle istituzioni in un periodo in cui la mafia mostrava il suo volto stragista. In quelle circostanze il cardinale Pappalardo divenne la voce che svegliava le coscienze, alla luce della parola del Vangelo. E questo diede i suoi frutti. A un certo punto, prima della celebrazione di un importante processo, il cardinale indisse una veglia di preghiera in cattedrale. In quella circostanza Pappalardo disse che la Chiesa aveva svolto una meritoria opera di risveglio delle coscienze, ma era venuto il momento che fossero le persone e le istituzioni "risvegliate" a portare avanti la resistenza alla mafia. Purtroppo quelle parole non furono ben interpretate. Qualcuno disse ingiustamente che la Chiesa stava ritornando nella palude. Il cardinale si dispiacque e si indignò. La Chiesa aveva fatto la sua parte, ma la supplenza era finita. Ora toccava ad altri agire, ciascuno secondo le proprie specificità.

 

Nel maggio del 1993 — pochi mesi prima dell'uccisione di padre Puglisi — Giovanni Paolo II dalla Valle dei Templi aveva lanciato un anatema contro la mafia. Pensa che questo fatto possa aver scatenato nella mafia una volontà di risposta?



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