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LETTURE/ Un piccolo convento, il piano di Dio e i calcoli degli uomini

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Rembrandt, Resurrezione di Cristo (1635-39)  Rembrandt, Resurrezione di Cristo (1635-39)

Indica che a fronte, magari, ma non è esattamente così, di una diminuzione di vocazioni, vi è un rifiorire di responsabilità dei laici in tutta la Chiesa che passa per le vie più impensabili, per noi uomini, ma non per Dio. In questa fase storica, almeno in Italia, i gruppi laicali che sono nati dalla testimonianza e dal carisma di noi sacerdoti Agostiniani si sta diffondendo e costituisce motivo di grande speranza per tutti".

 

E sulla diminuzione delle vocazioni, cosa può dire?

Anche su questo aspetto bisogna saper andare oltre le apparenze. I numeri sono importanti agli occhi degli uomini, ma non a quelli di Dio. Le vocazioni sono certamente diminuite, ma in raffronto a cosa? E' giusto paragonarle a quelle dei secoli scorsi? Per esempio quelle degli Agostiniani in tutto il mondo tendono ad aumentare. Certo ci sono ordini religiosi che, come sempre nella storia, sono in maggiore espansione rispetto ad altri. Questo forse deve farci di più interrogare su come attuare oggi il nostro carisma. Il paragone è un'attività degli uomini; Dio non perde tempo con i numeri. E poi va detto che anche in Italia abbiamo novizi e seminaristi nei nostri centri sparsi soprattutto in Italia centrale. E a proposito di statistiche, molti di questi sono meridionali.

 

Torniamo a Gela. Cosa rimarrà della vostra presenza?

La nostra presenza a Gela — interviene padre Capraro — non era legata alla gestione di una parrocchia, rendevamo un puro servizio di testimonianza e carità cristiana. Il nostro convento era luogo di incontro per le famiglie, struttura di accoglienza per ospiti e visitatori, centro di diffusione di attività caritatevoli e missionarie. Gran parte di tutto ciò rimane e sarà portato avanti da don Pasqualino Di Dio, nulla di tutto ciò andrà perduto.

 

Le attività più squisitamente spirituali?

Io personalmente — riprende padre Turco — continuerò a seguire le famiglie del Terz'ordine che ho già seguito e conosciuto in questi anni. Intravedo in questa responsabilità una sorta quasi di mutamento genetico del nostro carisma. La Chiesa e papa Francesco chiedono più responsabilità e più missionarietà ai laici. Il richiamo ad andare nelle periferie vuol dire per noi, per me che a settant'anni mi trovo in questo momento a Palermo, seguire lo Spirito in direzioni che forse non immagino. Anche sant'Agostino si è comportato così. Quindi nessuna paura e nessun sentimento di sconfitta, anzi. Bisogna guardare lontano e noi abbiamo tanto da imparare per esempio dalle nostre missioni lontane dall'Europa.

 

A cosa si riferisce?

Alle nostre tante case e conventi sparsi in tutti i continenti, soprattutto in America latina, ove c'è un rifiorire non solo di impegno, ma anche di vocazioni. Anzi voglio raccontare una vicenda ancora in corso.

 

Prego. 



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