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LETTURE/ Un piccolo convento, il piano di Dio e i calcoli degli uomini

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Rembrandt, Resurrezione di Cristo (1635-39)  Rembrandt, Resurrezione di Cristo (1635-39)

La chiusura di una scuola materna gestita da suore o di un convento di frati in uno dei tanti piccoli comuni del nostro Paese non fa più notizia. La diminuzione delle vocazioni che ne è la causa prima sembra inarrestabile e, quindi, un'oculata amministrazione da parte degli ordini religiosi ne impone quasi sempre la chiusura. Così è accaduto anche a Gela, in provincia di Caltanissetta, ove gli ultimi tre Padri Agostiniani, presenti in città dal 1439, hanno lasciato il convento, che ora sarà retto da un sacerdote diocesano, don Pasqualino Di Dio. La decisone ha certamente provocato disappunto nei tanti fedeli che in questi anni hanno trovato negli Agostiniani un punto di riferimento spirituale e sociale per i tanti servizi che hanno reso a tutti gli abitanti. Sembrerebbe una sconfitta. Ma proprio per questo ne abbiamo voluto parlare con due protagonisti: padre Salvatore Capraro, che è stato l'ultimo a lasciare il convento e subito dopo è stato trasferito a Palermo, e padre Giuseppe Turco, più volte eletto Provinciale degli Agostiniani e profondo conoscitore della comunità gelese per avervi operato negli anni scorsi.

 

Dunque, è stata una sconfitta?

Assolutamente no — risponde padre Turco — , perché innanzitutto nei piani di Dio non esiste la sconfitta. Questo termine appartiene agli uomini. E poi perché anche in questa vicenda bisogna andare oltre le apparenze e cogliere i semi di novità che vi sono già.

 

E allora cominciamo, come dice Lei, dal piano di Dio e dal piano degli uomini.

Se si seguisse una valutazione meramente umana, quella che normalmente viene riassunta nei termini di "costi e benefici", applicando cioè rigide logiche organizzative, si dovrebbe concludere che forse la scelta era inevitabile. Col senno di poi forse si poteva soprassedere, forse si poteva ridimensionare la portata della decisione; ma ormai questi ragionamenti valgono per la cronaca e forse un giorno per la storia, ma non per quello che ho chiamato il piano di Dio.

 

E qual è questo piano di Dio?

Non lo conosciamo come una evidenza, ma esiste e in questo piano c'è un disegno buono che passa anche per quella che noi possiamo definire una sconfitta. Rimane il fatto che ciò che in questi secoli gli Agostiniani hanno seminato a Gela continua a produrre frutti e questi frutti sono oggi affidati alle famiglie che abbiamo incontrato e seguito in questi anni e che continuano ancora una testimonianza cristiana all'interno del carisma agostiniano.

 

A quale realtà fa riferimento?

Per esempio alla bella realtà del Terz'Ordine Agostiniano, una presenza laicale di famiglie che seguono gli stessi principi dell'Ordine Agostiniano, quelli riportati negli Atti degli Apostoli (2, 42-48) presente a Gela e in altri comuni della Sicilia, anche ove non esistono nostri conventi.

 

Questo secondo lei cosa significa? 



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