BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Il viaggio di Ulisse, impossibile senza la Grazia

Pubblicazione:

Gruppo di Scilla (Sperlonga, II sec.)  Gruppo di Scilla (Sperlonga, II sec.)

Si spiega allora lo stesso ricorso al mito, l'opzione per un eroe primordiale e il sipario calato sui due navigatori genovesi: la trasposizione mitica permette la rasura totale della componente economicistica e si sposa senza problemi con la sublimità degli ideali asseriti, assestandoli sul piano universale dell'archetipo. Ma il mito è quello di Ulisse: un lupo di mare pronto a tutte le partenze, tanto meglio se protagonista di viaggi transoceanici, come la tradizione attestava. 

L'inquadratura appena esposta converge forse su una piena legittimazione del personaggio dantesco, o quanto meno del suo ultimo viaggio? Niente affatto. Sarebbe, del resto, un'indebita pressione sul testo: i "riguardi" posti da Ercole "acciò che l'uom più oltre non si metta" e la tempesta finale con fulmineo, catastrofico naufragio tolgono ogni dubbio sull'infrazione che Ulisse ha consumato. Ma Dante sapeva bene, con Tommaso d'Aquino, che l'uomo soffre una sproporzione interna, un divario tra il desiderio e la capacità; la quale ha una gittata nettamente inferiore, e non può espugnare le realtà ultime, quella plaga del soprannaturale (l'isola del Purgatorio, per Dante, appartiene all'aldilà) che pure è approdo necessario all'umano compimento. Tra il bisogno autentico e la pretesa di soddisfarlo da sé si consuma il destino di Ulisse. Rendere disponibile, in futuro, la sua rotta sarà affare della grazia.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.