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LETTURE/ "I Medici", il gossip del '400 (non) fa la storia

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Dalla serie tv "I Medici"  Dalla serie tv "I Medici"

Questa sarà la linea politica che ritornerà sempre nella storia dei Medici: il bene comune, la discrezione nell'ostentare la propria ricchezza, non farsi vanto dell'amicizia con i potenti, l'unità della famiglia, onorare le alleanze e, anche se sgradite, coltivarle se servono: è l'idea di mediazione. Queste linee di condotta parrebbero nascondere spregiudicati tatticismi, in realtà Giovanni di Bicci benché ambizioso fu così: "Non ama si parli troppo di lui, anche se è soddisfatto che lo si indichi come uno che si adopera per il bene comune". (M. Vannucci). 

Il film non ha saputo dare dei Medici, a partire soprattutto da Giovanni di Bicci, le proporzioni della loro ricchezza. Si trattava di un vero impero commerciale, una holding moderna. Le banche medicee erano una ragnatela: oltre Roma, Venezia, Milano e Pisa in Italia si contavano imprese associate con cospicui rapporti d'affari. All'estero filiali da Bruges a Lione, da Londra a Parigi, Avignone e poi in Spagna e poi ancora Anversa, Lubecca. Ogni filiale dipendeva da quella madre di Firenze. 

La cristianità inoltre stava vivendo la stagione rinascimentale; le élites colte andavano  sempre più secolarizzandosi e con esse il clero e il papato. E se i Medici posero sulla loro insegna il motto: "Col nome di Dio e della buona ventura", che di certo prefigura l'idea tutta moderna con cui l'uomo sempre più si affiderà a se stesso e sempre meno a Dio, è altrettanto certo che fino a Cosimo, almeno, i Medici benché mercanti e dediti agli affari furono uomini di fede. E di fede sincera. E se si conteranno tra i discendenti dei Medici ben due papi, Leone X e Giulio II, ciò non fu soltanto per  nepotismo ma perché i Medici erano coinvolti nella vita della Chiesa. E qui davvero il film non è stato all'altezza di restituirci il contesto ecclesiale. Fu Cosimo de' Medici che convinse il papa Giovanni XXIII, durante lo scisma d'Occidente, a dimettersi per riparare allo scandalo di ben tre antipapi. Non è vero che fecero ciò solo per avere l'appalto della gestione delle entrate della Chiesa; è che i Medici condividevano la politica papale nell'Italia di quegli anni. Ad entrambi stavano a cuore e l'indipendenza degli stati italiani e l'indipendenza della Chiesa, entrambe minacciate e dalle grandi monarchie (Francia e Spagna) e dal pericolo turco. 

Per la prima minaccia non va dimenticato che si era appena conclusa la cattività avignonese durante la quale per settant'anni i papi furono dei fantocci nelle mani del re di Francia, e per la seconda ricordiamo che Costantinopoli era appena caduta in mano ai turchi (1453) che avanzavano in Occidente. Per capire la complessità dell'epoca basti pensare che un grande numero di cristiani si erano arruolati volontariamente per combattere a fianco dei turchi contro gli stati italiani e i principi cristiani. E la curia romana fu la potenza che più di ogni altra cercò di arginare il "principale nemico della cristianità". E in tutto questo i Medici non stavano a guardare!



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COMMENTI
18/11/2016 - i fiorini (roberto castenetto)

Eppure sarebbe bastato vedere nel trailer i fiorini d'oro appoggiati sugli occhi di Giovanni Medici defunto per capire che si trattava del solito sceneggiato all'italiana: con tanta bella gente, più o meno ignuda (ormai un libro, un film o una rappresentazione teatrale non sono accettati dal sistema culturale imperante se non hanno abbondanti e gratuite scene di sesso), ma senza senso storico e tensione morale.