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LETTURE/ Il grande spettacolo del cielo, dallo stupore alla conoscenza e ritorno

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Van Gogh, Notte stellata (1889)  Van Gogh, Notte stellata (1889)

Attraverso i personaggi, Bersanelli ci fa ripercorrere i nodi concettuali più significativi della ricerca cosmologica e coglie nelle esperienze dei ricercatori momenti e particolari che rivelano tutta la drammaticità e insieme il gusto del lavoro scientifico. Senza nascondere le sue simpatie, come quella verso Keplero, "un uomo straordinario, che ha saputo resistere a una situazione sfavorevole per molti aspetti e che ha dimostrato grande genialità e anche coraggio intellettuale: è il primo che osa infrangere il dogma greco del moto circolare uniforme come moto perfetto dei corpi celesti e introduce le orbite ellittiche, che neppure Galileo aveva immaginato". 

E senza ignorare i momenti problematici. Come quando, quasi un secolo fa, l'abate Georges Lemaître e Aleksandr Friedmann hanno saputo andare oltre Einstein e leggere, dentro le sue stesse equazioni della relatività generale, la stupefacente fisionomia di un universo in espansione. Einstein non ne era convinto e al povero Lemaître toccò di sentirsi dire: "La tua matematica è corretta ma il tuo senso fisico è abominevole". Oggi anche il padre della relatività ammetterebbe l'espansione e forse condividerebbe il paragone proposto da Bersanelli: "La bellezza dell'universo non è come quella di un cristallo, che è sempre uguale a se stesso, ma è come quella di un fiore, che cresce e si apre, espandendosi. Anche l'universo si espande e questa espansione genera una storia, che possiamo ripercorrere per risalire a ridosso dell'inizio, circa 14 miliardi di anni fa". 

L'altra caratteristica originale di questa narrazione è il suo ampliamento, senza discontinuità, alla sfera letteraria e artistica: in ogni capitolo il resoconto storico scientifico si prolunga nelle testimonianze poetiche, pittoriche e architettoniche. Così, mostrando la celebre notte stellata di Van Gogh, Bersanelli fa notare come al centro ci sia una configurazione a spirale del tutto simile a quella della galassia M51, disegnata dall'astronomo Lord Rosse che l'aveva osservata col grande telescopio di Parsonstown (Irlanda) nel 1850. Il pittore olandese deve averla vista sfogliando un catalogo astronomico e l'astrofisico commenta: "l'occhio dell'artista raccoglie e restituisce un'immagine che rimane immortale; mentre le immagini astronomiche vengono superate grazie alle nuove potenzialità degli strumenti di osservazione, quando diventano arte restano nel tempo. Oggi ancor più cordialmente godiamo della bellezza del dipinto di Van Gogh".

C'è una sorpresa nel finale del libro: "è stata una sorpresa anche per me quando nel giugno 2013 ho ricevuto quella che forse rimarrà la lettera più inattesa della mia vita. Il responsabile degli architetti del cantiere della Sagrada Familia di Barcellona, Jordi Fauli, mi ha invitato a collaborare per il progetto dell'ultima guglia, la maggiore, la torre di Gesù Cristo, che dovrà contenere una rappresentazione dell'universo". 



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