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LETTURE/ Da Péguy a De Gasperi e von Balthasar, l'amore ha bisogno dell'assoluto

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Alcide De Gasperi (1881-1954) (LaPresse)  Alcide De Gasperi (1881-1954) (LaPresse)

L'amore che non si risolve nell'apollinea armonia della pace e della perfetta soddisfazione reciproca, garantite per sempre fin dal primo accendersi di un vincolo tra persone che si giurano vicendevole affetto, ritorna come sottofondo nell'esperienza di Igino Giordani, messa a tema di un altro capitolo di questo libro. Anche qui si assiste allo svuotamento della riuscita sentimentale di un matrimonio che pure aveva accompagnato con lusinghiere promesse l'avvio della vita matura di un uomo di cultura, giornalista e attivista politico cattolico di primo piano nell'Italia dei decenni compresi tra l'avvento del fascismo e la ricostruzione dell'ultimo dopoguerra. Ma la prova sofferta delle oscurità calate sul legame sponsale, sacrificato nelle sue forme di espressione più consuete, divenne per Giordani il terreno su cui mise radici, dagli anni Cinquanta in poi, l'incontro con Chiara Lubich, la laica trentina fondatrice del movimento dei Focolari. Dai fatti della storia vissuta, Giordani si sentì chiamato a fornirle tutto il sostegno della sua ricca esperienza, assumendone gli ideali come regola di vita per sé e come nuovo indirizzo di un compito finalizzato a immettere la freschezza liberante dei consigli evangelici dentro la vita concreta del mondo. 

Linee ancora diverse presentano le ultime due esperienze di unità tra uomo e donna ricostruite in questo libro che fa davvero molto pensare: da una parte, ai vertici dell'Italia politica dell'ultimo secolo, il luminoso profilo del rapporto che consentì ad Alcide De Gasperi di "vibrare all'unisono" (così scrive in una delle sue lettere stupende) per l'amore rivolto alla donna che gli rimase al fianco fino al termine della sua vita, Francesca Romani; dall'altra, in un ben diverso contesto di percorsi personali e di esiti culturali, la trama delicata dell'amicizia spirituale che legò in un indissolubile connubio il geniale Hans Urs von Balthasar e la mistica Adrienne von Speyr, sodalizio da cui germogliò la fonte ultima di ispirazione di tutta l'opera più matura del grande interprete moderno della tradizione teologica della Chiesa centrata sull'autorivelazione dell'amore che salva ogni cosa.

Il centro di unità che connette tra loro i fili di storie umane tanto divergenti chiama sempre in causa la sfida cruciale contenuta nel mistero dell'eros. Proprio al fondo del suo impasto così prepotentemente terrestre, la forza mobilitante dell'energia affettiva che spalanca all'altro da sé nasconde quella che si può definire una prodigiosa scintilla divina. Invogliando a inoltrarsi sul cammino dell'appagamento che aspira alla massima intensità e alla massima perfezione possibili, l'estasi dell'amore non può bastare a sé stessa. Inseguendo l'assolutezza del tutto per sempre, in mezzo al cumulo di scorie di cui risulta invischiata, diventa una freccia lanciata verso il desiderio del compimento nell'unione totale. Ma perché questo accada, la volontà di possesso e l'inclinazione allo sfruttamento egoistico devono lasciarsi capovolgere nella disponibilità ad affermare l'altro abbracciandolo in tutta la diversità che lo fa essere davanti a noi come un dato irriducibile, che ci precede e impone di fargli spazio.



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