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LETTURE/ D'Avenia e il segreto di quel "Leopardi" sempre in vetta

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Lo pensavo ieri mentre guardavo l'ennesima videointervista, quella che — manco a dirlo — gli dedica Repubblica. Mentre lo guardavo, pensavo che Ale non è cambiato. Dice che gli adolescenti devono essere fedeli alla loro più segreta vocazione, all'indole più inconfessata e incomunicabile, ed è quello che è riuscito a fare con sé stesso. Mantenendo anche i suoi difetti, naturalmente. Fa sorridere quando parla dello scrittore che deve stare attento al narcisismo: provate a guardare le sue foto e ditemi se c'è un capello fuori posto; per correttezza però devo aggiungere che conosco decine di scrittori che hanno venduto un centesimo di lui e sono cento volte più narcisisti. Quando dico che è stato fedele al suo cuore non scivolo nel privato ma rimango nel pubblico, su ciò che ha scritto. Ed evidenzio ciò che da nessuno parte ho letto ed è sotto gli occhi di tutti: che D'Avenia era innamorato di Leopardi già da Bianca come il latte e rossa come il sangue e pertanto quest'ultimo libro è in primo luogo un omaggio di fedeltà a se stessiAllora, in quel primo romanzo, le protagoniste si chiamavano Beatrice e Silvia ed erano proprio loro: le muse di Dante e di Leopardi. Sì, Leopardi, A Silvia. E chi ha visto il film, non può non riconoscere che sia lei, Silvia, prima e più di Beatrice, la vera protagonista della storia. Silvia è Aurora Ruffino, ok? Ah, sì, ok, adesso me la ricordo: dicono tutti così quando esemplifico. Ecco, appunto. Quando ci si ricorda qualcosa è perché lì c'è stato contatto con la vita, col mistero. Col dolore e con l'amore. Io D'Avenia lo conosco e il D'Avenia che conosco è quello che ritrovo come scrittore nei suoi libri. Noi scriviamo sempre una storia che è la nostra storia. Anche se parliamo di donne e siamo maschi; di draghi e non esistono; di ragazzi e siamo uomini. Ogni scrittore scrive di sé, con sé, per sé, e poi fa di questa sua storia la storia che il lettore leggerà e farà sua perché la leggerà con la sua vita, con il suo cuore, con i suoi pensieri. Da scrittore mi sono trovato a parlare con lettori che avevano trovato cose nei miei libri che io non avevo messo ma le mie parole avevano parlato, avevano fatto eco alla loro vita e avevano detto altro, di più, di diverso.

È il successo che crea l'autore o è l'autore che crea il successo? Bisogna avere il coraggio di dirlo: è l'autore.



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