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LETTURE/ Paul Ricoeur e il dono di Babele

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Paul Ricoeur (1913-20105) (Foto dal sito www.firenze2015.it)  Paul Ricoeur (1913-20105) (Foto dal sito www.firenze2015.it)

Da questo punto di vista la traduzione va al di là dei muri, riguarda il rapporto con l'altro e ha a che fare con il modo in cui gli individui e le culture riescono a costruire la propria identità in un processo che vede in gioco la differenza, la somiglianza e il tentativo di far dialogare il sé e l'altro da sé.

Un grande traduttore, al tempo stesso linguista e traduttologo, Henri Meschonnic (in italiano vedi: Un colpo di Bibbia nella filosofia, a cura di Riccardo Campi, Medusa, Milano 2005) sottolineava, ricordando Schleiermacher, come di fronte a un testo da tradurre abbiamo solo due possibilità, o mostrare la traduzione per quella che è o nasconderla, e che di solito si preferisce di gran lunga la seconda opzione, cercando espedienti per ottenere l'effetto di naturalezza. Tale atteggiamento comporta la soppressione delle differenze tra le lingue. Meschonnic chiama questo effetto annessione, cioè l'annullamento del rapporto testuale tra i due testi coinvolti, l'inglobamento del testo originale nella cultura ricevente annullando le differenze di cultura, epoca, struttura linguistica. All'annessione Meschonnic contrappone il decentramento, che è il considerare la traduzione non come trasporto del testo di partenza in quello di arrivo, ma come il dialogo fra due poetiche. Mi sembra un bel modo di intendere la traduzione e al tempo stesso di pensare il rapporto con l'altro, accogliere l'altro in quanto altro senza muri o barriere di divisione. 



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