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LETTURE/ Elsa Morante e la "Storia" di cui abbiamo perso il senso

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Elsa Morante (1912-1985) (Foto dal web)  Elsa Morante (1912-1985) (Foto dal web)

Sulla copertina de La storia di Elsa Morante, il romanzo che l'editrice Einaudi ha ridato alle stampe a 40 anni dalla prima uscita, compare l'immagine di un bambino seduto e sperduto su una lastra di pietra attorniato da un immenso cumulo di macerie. E' un'immagine sintesi del romanzo che insieme alla citazione di Luca (10,21) in esergo — "Hai nascosto queste cose ai dotti e ai savi e le hai rivelate ai piccoli… perché così piacque a te" —, lascia intuire che forse sono i bambini, in quanto capaci di stupore, gli unici bravi a stare al mondo, un mondo incomprensibile e bloccato dallo scandalo del male e della guerra.

Vale la pena rileggerlo questo romanzo perché fa comprendere meglio l'epoca in cui  viviamo oggi, definita da papa Francesco, con espressione felice, non un'epoca di cambiamenti ma un cambiamento d'epoca. In cosa consisterebbe un tale cambiamento epocale? Se si riesce a "stare" davanti alle pagine e a quanto vi si narra, senza frettolosità e schematismi, si comprenderà meglio il tempo presente rispetto al passato. Quella della protagonista — Iduzza — a tutta prima sembra rientrare nel filone narrativo di una delle tante storie di lotta per la vita. Di certo oggi nelle nostre città, sulle strade, nelle case viviamo una sorta di lotta per la vita, per certi versi una selva oscura più aspra e forte — direbbe Dante — di quella di Iduzza sotto le bombe di Roma nella seconda guerra mondiale. 

Sul serio esisterebbe qualcosa di più devastante delle bombe? Sì, è l'"insostenibile leggerezza dell'essere", è la "trascuratezza dell'io" di cui è fatta la vita e la convivenza nelle nostre città. Come è stato possibile infatti che sulla nostra sponda dell'Adriatico, nel 1992, sulle auree spiagge di Iesi o Eraclea, italiani e turisti stranieri trascorressero ignari e del tutto tranquilli le loro vacanze, mentre sulla costa dalmata si perpetravano orrori quali fosse comuni, lager, stupri, stermini di massa? Orrori che pensavamo esserci lasciati alle spalle? Com'è stato  possibile? Lo è stato per quegli "immani squarci di vuoto della coscienza e di sperdutezza della memoria" (don Giussani) nei quali consiste l'oblio di sé, quella trascuratezza di cui si vive anche oggi in grado maggiore di ieri. Basti pensare a come sappiamo passar oltre il terrorismo, la distruzione di un'intera nazione (la Siria), di intere città (in Iraq e in Libia), oltre la tragedia di migliaia di migranti affogati davanti a Lampedusa (oltre 3mila morti negli ultimi anni!).  



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