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LETTURE/ La filosofia del gesto: non forzare la realtà, ma riconoscerla

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Charles Sanders Peirce (1839-1914)  Charles Sanders Peirce (1839-1914)

La filosofia del gesto parte dal presupposto che queste filosofie irrazionaliste e romantiche, pur movendo da esigenze nobili e reali, finiscano con l'accettare e perpetuare il paradigma kantiano. Non sarà invece, si chiede Maddalena, che sia proprio il concetto di ragione che questo paradigma ci impone a dover essere contestato? Da questa domanda è partito un lavoro di ricerca di anni, che attraverso l'incontro con matematici quali Giuseppe Longo e Fernando Zalamea — che scrive un'introduzione partecipe e grata — e con la riflessione dei pragmatisti americani di cui è esperto, ha portato l'autore a scoprire, nelle sue parole, che "l'effettivo esercizio della scienza — la scienza degli scienziati, intendiamo, non quella del filosofo — richiede un altro tipo di ragionamento da quello analitico; un ragionamento che io chiamo sintetico e che ha il vantaggio di essere il riconoscimento dei significati 'in azione' e il nostro interagire con questi significati per farli diventare più precisi, più evidenti. In concreto, significa che lo scienziato che voglia verificare la struttura dell'atomo deve inventare un esperimento concretissimo, ragionare su tutti gli elementi che ha, sulle possibilità e sui risultati che ottiene per identificare una legge". La stessa operazione, continua, che fa una persona "quando per dire 'ti voglio bene' organizza una serata pensando a che cosa succederà, a che cosa dirà, e si muove in un certo modo, si industria, orienta la sua azione in base alle risposte che ottiene". La stessa operazione, infine, che fa l'artista, il quale "passa da un'impressione a una determinazione molto concreta e precisa per ottenere — attraverso fatica e tecnica — dei significati generali".

È un pensiero nuovo, e tanto più nuovo quanto più affonda nella natura ultima dell'uomo e delle sue esigenze spesso misconosciute e violentate. Un pensiero — anzi, la descrizione di un modo di pensare a noi connaturale — che meriterebbe perciò di essere diffuso e studiato. Si parla continuamente, come in un refrain estivo, di fuga dei cervelli. Ecco, Maddalena non è fuggito, sta in Molise, viaggia molto (École Normale Superieure di Parigi e Università di Indianapolis, fra le tante) e pubblica con la casa editrice della McGill University. Nemo propheta in patria, d'accordo, ma davvero nessun editore e nessuno degli infiniti centri studi che popolano il Belpaese si sente di investire nella traduzione di questo libro? Davvero la possibilità di scoprire un pezzo profondo di noi vale così poco? 



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