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ARTE/ Pittura oltre la materia: la sfida elettronica di Davide Coltro

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Davide Coltro, Res Publica I (2011)  Davide Coltro, Res Publica I (2011)

Speravo in questa domanda, perché la differenza è sostanziale. Il system non è uno schermo su cui scorrono delle immagini: quello si può fare con Power Point, lo facciamo tutti, ma non è arte. La tela elettronica è "il pensiero di una superficie", una specie di membrana che diventa area di un colloquio e di relazione. In questo luogo a infinite dimensioni si materializzano le icone pittoriche che l'artista crea proprio perché si possa fruirne attraverso le tre viste dell'uomo suggerite dalla Scrittura: quella degli occhi, quella della mente e quella del cuore. Si tratta di quadri che devono essere accesi, che utilizzano energia per funzionare, sono veri e propri computer che si interconnettono usando la rete delle reti dei quali è innervato il nostro mondo attuale. A seconda dei casi e degli accordi con la committenza il flusso può essere diversamente visualizzato con una sequenza di icone che esplorano un tema o genere specifico — come nei miei Landscapes — oppure che fanno parte di un ciclo intorno ad un soggetto.

 

Mi sembra di intuire che ci sia un aspetto relazionale più marcato rispetto alla videoarte, un aspetto quasi performativo...

La differenza è a un tempo più intuitiva e più profonda. Sicuramente, c'è tutto un campo da esplorare nel rapporto con il committente, ma la cosa davvero interessante rispetto alla videoarte è un'altra. Nella videoarte possiamo fare sostanzialmente quattro cose: andare avanti, andare indietro, più lenti e più veloci — che è quello che fa Bill Viola in modo eccezionale e molto seducente. Nel video però, ogni fotogramma ha lo statuto ontologico di "frame", non di immagine finita. Nel System è diverso perché interagiscono tra loro non singoli fotogrammi, ma icone con identità e dignità di immagine dove in ognuna si manifesta l'eterno presente. Si esce insomma dalla trama della narrazione e si osserva invece un "oggetto mentale" che ti sorprende e sospende: si intuisce subito che non è un video, ma non per quali motivi, subendo uno spaesamento percettivo mentre il quadro cambia pur rimanendo fedele a se stesso.

 

In questo senso sono presenti anche aspetti performativi e interattivi, pensi siano di second'ordine?

Il System è un nuovo media artistico veramente complesso e pieno di nuove possibilità espressive, direi che l'aspetto performativo è presente ma da utilizzare e sottolineare in specifici progetti dove può assumere valori fondanti. Rispetto all'arte interattiva in genere sono piuttosto sospettoso perché dietro l'angolo è sempre in agguato quello che chiamo "effetto flipper". Molte opere sono pensate con meccanismi relazionali molto schematici per cui a ogni azione del fruitore corrisponde più o meno meccanicamente una "maraviglia" atta a stupire ma sempre uguale a sé stessa. Se si esagera, ed è molto facile farlo, si ha un effetto poco artistico e molto vicino alle reazioni automatiche rilevate da Pavlov… scusa l'ironia.

 

Insomma, non è una "realtà aumentata". 

Esatto! La "realtà aumentata" è un concetto divertente e molto commerciale, certamente utilissimo nelle nuove categorie dell'intrattenimento. Mi chiedo spesso quale sia la profondità della realtà, e quando penso che "l'infinitamente piccolo sia anche infinitamente lontano" mi sento ubriaco dell'infinito nelle piccole cose. In una spiaggia non c'è un granello di sabbia uguale a un altro, in una nevicata un fiocco di neve che non possa chiamarsi per nome senza essere confuso con un altro… Cosa c'è ancora da aumentare senza che la realtà si trasfiguri in sogno deforme o addirittura incubo?  

 

Mi piacerebbe tornare al cenno che hai fatto sull'utilizzo di tecnologie di massa. 



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