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ARTE/ Pittura oltre la materia: la sfida elettronica di Davide Coltro

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Davide Coltro, Res Publica I (2011)  Davide Coltro, Res Publica I (2011)

Uso solo tecnologie disponibili a tutti perché, come ti dicevo, mi interessa riflettere sulle abitudini del mio tempo. L'artista tecnologico è come il cowboy di un rodeo, deve domare questo cavallo che è la tecnologia senza farsene disarcionare. Quello che nasce è una nuova consapevolezza artistica, che nelle riflessioni fin qui fatte ho chiamato "Sintonia Modale".

 

È il concetto per cui l'avvento di una nuova tecnologia pone inconsapevolmente una nuova categoria mentale: prima che esistesse il frigorifero la spesa andava per forza fatta tutti i giorni.

Esatto, proprio così! Si tratta di categorie mentali da imparare. Del resto, chi della mia generazione non ricorda gli anziani parlare al telefono gridando? L'altro era lontano, e non riusciva a entrare loro in testa che non serviva urlare perché, anche se lontani, lo strumento li avvicinava a portata di voce. La Sintonia Modale è quella capacità di entrare in sintonia con il mezzo espressivo specifico che si sta utilizzando. È una capacità che l'artista ha sempre avuto e che deve avere, ma che in questi tempi e con queste tecnologie si pone in maniera più perentoria. Per esempio, che differenza c'è tra vedere Odissea nello spazio al cinema o sul tablet? O tra vedere una partita sul maxischermo in piazza e vederla sul telefonino incolonnati in autostrada? Si direbbe che il contenuto è lo stesso… Ecco, da artista io mi interrogo, come esempio paradossale, se oggi non sia possibile concepire e realizzare un'opera che sul telefonino sia grande e al cinema patisca una riduzione nelle qualità fruitive essenziali. Si può fare se si coltiva una "Sintonia Modale" nativa con il medium usato, se cioè l'opera viene concepita dall'inizio per quello specifico mezzo. È non si tratta di precisione tecnica ma è piuttosto di un atto di coscienza progettuale e ideativa. Si è sempre fatta questa attenzione ma oggi è tanto più necessaria perché uno non creda di fare un quadro a olio, fotografarlo bene, metterlo su un monitor e aver fatto un quadro elettronico. L'artista che intende usare la tecnologia deve maturare e coltivare empatia con essa: non tanto per difendersene, ma per sfruttarne tutte le potenzialità. Lavorare con la tecnologia non è semplicemente un aiuto o una protesi, un prolungamento delle nostre capacità ma un'azione che forma il mondo nel tempo presente. Nell'ottica di un credente è la possibilità che Dio offre all'uomo di collaborare alla costruzione del Regno. Grazie al beato Paolo VI questa riflessione, dopo un lungo e buio periodo, è stata ricordata anche a noi artisti del presente. Grazie per le tue domande.

 

 

Con l'intervista a Davide Coltro riparte "Overlook", pagina di approfondimento a mezza strada tra patrimonio culturale e tecnologia a cura dell'azienda torinese Heritage-srl.

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