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LETTURE/ Il vangelo di Giovanni e l'amore che serve per capire il Papa

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papa Francesco (Infophoto)  papa Francesco (Infophoto)

Laura Diaz parla in modo positivo del papa, ma ne parla in forza del suo essere donna: "il libro mi tocca. Mi sento accolta in esso". Il libro corrisponde a ciò che sentono "omosessuali così come prostitute, cattolici tiepidi così come quelli ardenti". Parla della soluzione del Papa a tutti i problemi: andare a confessarsi, ma poi si chiede se nella sua parrocchia sarà possibile incontrare una persona che ti confessa nello spirito di Francesco. E poi: "è un libro per sentirsi bene, con storie come si potrebbero leggere in Brigitte" (un giornale tedesco di moda e bellezza, dieta e ricette, ndr). Questa, più che distanza professionale, mi sembra una identificazione con ciò che si sente come "vicino" e in cui l'oggetto della ricerca viene dichiarato un "Frauenheld", un eroe femminile. 

Passiamo a Raoul Löbbert. "Il papa divinizza il femminile e disprezza ciò che è maschile — non c'è da meravigliarsi se gli uomini in Vaticano storcono il naso su di lui e sulla mamma-chiesa". Non può comprendere questo libro fatto per donne e per sudamericani: "Non sono sudamericano". Infatti è tedesco, ma anche  assolutamente incapace di distanziarsi dal suo essere un uomo tedesco. Poi ridicolizza i gesti del papa, come se questi passasse il tempo, senza alcun discernimento, a stropicciare i capelli dei ragazzini. Quando invece il Santo Padre tocca le persone lo fa sempre con gesti misurati, penso per esempio ad una visita in un ospizio per anziani alla periferia di Roma cui era dedicato un servizio di TV 2000, in cui Francesco teneva semplicemente la mano di persone anziane come lui che ne avevano bisogno. 

Nel corso di questo articolo "professionale" si legge infine un giudizio a proposito del quale mi sono chiesto, quando l'ho letto, se riguardasse la stessa persona: "Credo con la ragione e comprendo con la fede", dice Löbbert, mentre gli ideali del papa sono le nonne argentine e un certo sentimentalismo incapace di ogni forma di discernimento politico ed ecclesiale. Riassunto: "Sono un individuo pensante", conclude il giornalista. Questa "distanza" professionale mi sembra piuttosto una non identificazione con chi non si sente vicino ed una identificazione acritica con ciò che si sente "vicino": l'individualismo della classe media occidentale. Detto in altri termini: una rinuncia a capire.

Vorrei ora riflettere su alcuna delle frasi che l'inserto religioso di questo giornale liberale ha scelto dal libro di Tornielli e che ha pubblicato sopra l'intervista del giornalista italiano. "In primo luogo mi sembra giusto parlare di uomini omosessuali; perché dapprima mi trovo di fronte all'uomo nella sua completezza e dignità. L'uomo non viene definito dalla sua sessualità. Non dimentichiamo che siamo tutti creature amate da Dio" (chiedo scusa se la frase non corrisponde al cento per cento all'originale italiano, è stata da me ritradotta dal tedesco, nda).  



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