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MERCOLEDI' DELLE CENERI/ Rinuncia alla pienezza della vita?

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Non c'è dubbio di quanto oggi siamo distanti da una simile epoca. Negli ultimi cinquant'anni a venir meno non è stato solo il mito del progresso, né la possibilità di continuare a garantire i benefici del sistema di protezione sociale nel quale questa stessa società dello sviluppo permanente ha visto la luce e si è stabilizzata. Accanto a questi elementi si sono venuti rendendo critici molti sistemi relazionali un tempo dati per scontati: dalle relazioni di coppia a quelle genitori/figli, dalle relazioni scuola/famiglia all'erodersi dello stesso legame sociale.

Alla luce dell'esperienza collettiva degli ultimi decenni sembra allora essere proprio l'euforia ad aver perso importanza. Fuori dalle industrie del divertimento ad ogni costo, lontano dai mille barnum mediatici, a prendere spazio sembra essere la dimensione interiore, il guardarsi dentro, l'incontrare gli altri nella cornice dell'attenzione, di quel "come stai?" che allieta l'esistenza. 

Il digiuno che dà inizio alla Quaresima sembra allora essere sempre meno una rinuncia all'euforia, un fare a meno di qualcosa. Un ripiego verso un'inflessione dolente dell'esistenza che peraltro, mai come oggi, appare così manifesta. Ci sono spazi per pensarlo come un momento nel quale si può fare strada quel "di più" che invece viene lasciato nell'ombra. È il "di più" degli altri colti e incontrati dentro la relazione significativa. Dietro la provocazione del digiuno c'è l'appuntamento con gli altri e con se stessi intorno a ciò che appare importante, a ciò che orienta la vita e le dà direzione e contenuto.

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