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LETTURE/ Cristo e il male del "secolo", da dove nasce il dialogo

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Piero della Francesca, Resurrezione (particolare; 1465) (Immagine dal web)  Piero della Francesca, Resurrezione (particolare; 1465) (Immagine dal web)

Nell'incontro con von Balthasar e attraverso di lui con Adrienne von Speyr, già nei miei giovani anni mi sono confrontato con la verità teologica del "Sabato Santo", che Adrienne sperimentò realmente come totale abbandono da parte di Dio e come assenza di ogni forma di consolazione. Già sulla Croce Cristo ha vissuto il mistero dell'abbandono di Dio, ma da essa ha potuto ancora contemplare la forma amicale e sponsale di amicizia con Giovanni e Maria. Nella discesa all'inferno non vi è più nessuna forma, ma la melma del peccato del mondo. Quando alle cinque del mattino di domenica si svela il Mistero della Risurrezione, essa viene sperimenta dal Figlio come pura grazia (sola fides).

Il Risorto incontra poi i suoi, li conforta ("non abbiate paura") e dà loro una missione. Andate e battezzate tutte le genti, nella coscienza che sarò con voi, come si esprime Matteo, fino alla fine del mondo. Questa missione è il cuore della presenza del cristiano nel mondo. Quando Julián Carrón dice che Cristo educa il "senso religioso" dell'uomo, fa comprendere che questa missione di evangelizzazione non è solo una questione "nominale", confessione di un nome, ma educazione di ciò che nell'uomo c'è di più profondo: il suo bisogno di Mistero. 

Anche nell'esperienza del Sabato Santo non si tratta in primo luogo di un'esperienza "etica"; la von Speyr, a differenza di Dante, non vede persone nell'inferno che hanno fatto il male, ma solo delle "effigi"; vede l'orma del peccato, che diventa sempre più melma e sempre meno forma. Essere vivo nell'inferno accade nella modalità di un'obbedienza "cadaverica", di Chi ha preso così sul serio il Gratis dell'Amore che diventa, per usare l'espressione forte di Paolo, "peccato" per noi. La liberazione della Risurrezione accade nel Mistero della discesa all'inferno. Questa certezza liberatoria permetterà al cristiano, quando agisce sul palcoscenico del mondo, di non cercare nessun nemico da combattere, visto che il nemico è stato già abbattuto dall'interno, ma potrà scoprire, in tutto e in tutti, momenti di verità per un dialogo di misericordia. Un dialogo che non sorgesse però dal mistero del "descensus ad inferos" sarebbe destinato alla infecondità più assoluta.  

Quando si dice che la questione sollevata dal Family day non è né politica né religiosa, ma antropologica si ha forse ragione, ma si rischia di non vedere che per il cristiano ciò non potrà mai essere motivo di sentimenti di superiorità nei confronti del fratello. Per quanto egli possa essere lontano da Dio deve essere incontrato a partire da una vera comprensione di chi sia l'uomo. L'uomo è colui che ha bisogno dell'Amore gratis, che ha bisogno di chi è disposto a scendere fino all'inferno per salvarlo.



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