BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Cristo e il male del "secolo", da dove nasce il dialogo

Pubblicazione:

Piero della Francesca, Resurrezione (particolare; 1465) (Immagine dal web)  Piero della Francesca, Resurrezione (particolare; 1465) (Immagine dal web)

Questo non esclude certo la legittima considerazione della "natura" dell'uomo. La questione su cosa corrisponda o meno per "natura" alla dignità singolare dell'uomo è e rimane un aspetto che non può essere dimenticato.  Il concetto di natura ha certamente una valenza per combattere "catastrofi" contro l'umano come lo sono state le purghe staliniste, lo sterminio degli armeni e degli ebrei, come lo è ora la trasformazione del Mediterraneo in un cimitero di profughi, la mercificazione dei bambini nel mondo e il loro massacro da parte di Boko Haram e di altri gruppi terroristici, o la vendita e prostituzione forzata di ragazze yazide nella pianura di Ninive. Per quanto riguarda il nostro occidente si pensi ai tanti casi di bambini abortiti, con il conseguente calo demografico che ha invecchiato l'Europa e l'ha resa debole nell'affrontare le nuove sfide del mondo globalizzato. E che l'ha resa debole perché ha compiuto spesso questi aborti senza il benché minimo appello a considerazioni di ordine medico o psicologico, ma in ultima istanza a causa di quella "secolarizzazione" che — come dice Brague — se vissuta conseguentemente, porterebbe il mondo, in un "secolo", alla sua fine. 

C'è però un modo di parlare della "natura" dell'uomo che è troppo poco sensibile alle difficoltà esistenziali delle persone e che quindi blocca ogni tentativo di dialogo trasversale a priori. Inoltre, se esaminiamo la storia europea dell'ultimo secolo, si constata che l'uso politico del concetto di natura ha spesso indebolito le forze del centro cristiano. Una tale debolezza si è storicamente verificata per esempio in quei politici che hanno usato l'astratto consenso ai valori naturali dell'uomo per perseguire la loro politica poco sensibile ai valori umani concreti del Vangelo. Per questo aspetto rinvio al saggio di M. Borghesi sulla fine della teologia politica, in cui l'autore mostra come il "centro" cattolico tedesco non è riuscito a fermare l' ascesa politica di Hitler, pur avendo questi dato il suo assenso concordatario ai valori "giusnaturalisti". 

Spostiamo un attimo l'accento dall'antropologia all'ontologia, come lo ha fatto Antonio López in un'intervista apparsa su questo giornale. Un tale spostamento di accento richiede a mio avviso un' ulteriore radicalizzazione per far vedere che l'essere stesso non è un tesoro da conservarsi in modo geloso. Esso è Amore Gratis, che include un atto di radicale "nullificazione". L'essere si rende finito come dono, tanto è vero che una riflessione ontologica aperta al Vangelo può scoprire ciò che Ferdinand Ulrich chiama la reciproca conversione di ricchezza e povertà, di essere e nulla. Ora questo nulla non è ovviamente quello nichilista, ma quello della gratuità disarmata. La scommessa cristiana nell'epoca nichilista consiste proprio in ciò: il "nulla" dell'amore gratuito, cioè la testimonianza, come unica risposta "misericordiosa" al nulla del nichilismo. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >