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LETTURE/ Cristo e il male del "secolo", da dove nasce il dialogo

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Piero della Francesca, Resurrezione (particolare; 1465) (Immagine dal web)  Piero della Francesca, Resurrezione (particolare; 1465) (Immagine dal web)

LIPSIA —  In una recente intervista di Remi Brague a Repubblica, il filosofo francese, intervistato sul problema delle unioni civili e in genere sul comportamento di quei cristiani che egli chiama "cristianisti", dice con chiarezza ironica che li apprezza ma pone ai medesimi la domanda se la loro speranza ultima sia Cristo vivente oggi o i valori dell'occidente. Per citarlo letteralmente: "I cristianisti hanno almeno il vantaggio di riconoscere l'evidenza storica che il cristianesimo ha svolto un ruolo positivo nello sviluppo dell'Occidente. Non li biasimo. Domando loro se la fede che ha fatto del bene alla loro civiltà non potrebbe fare del bene anche a loro". Al giornalista, Paolo Rodari, che voleva provocarlo ad un giudizio netto sulle persone che si sono incontrate recentemente a Roma per il Family day, Brague ha risposto di non sapere cosa stia nel cuore di così tanta gente. 

Anche questo mio articolo, scritto da chi osserva dalla distanza il dibattito in Italia su questi temi, vuol essere nulla più che una piccola "nota a margine", con l'unica pretesa di tornare su alcuni momenti dei temi discussi, per un approfondimento non polemico. Come tutti i tentativi di riflessione, necessita da parte di chi legge di un previo atteggiamento di apertura, quello necessario in realtà per comprendere tutte le cose; un dialogo accade quando si è davvero interessati ad entrare in dialogo con l'altro, con il suo linguaggio ed esperienza di pensiero. 

Questa mia riflessione parte da una certezza. La verità, che gli uomini hanno sempre cercato con l'arte, la scienza, la filosofia e la religione si è incarnata come persona, come Logos personale di Dio, Amore gratuito, nell'esistenza storica. Quest'ultima è "gravida" della Sua presenza, una presenza che è stata percepita come incarnazione del bello, della bontà e della verità, in un contesto "teodrammatico" (Hans Urs von Balthasar), cioè di scontro (non solo di incontro) tra la volontà di Dio e quella dell'uomo. Una bellezza che si presenta potente nell'impotenza, ricca nella povertà, armata nell'essere disarmata (Julián Carrón). Questo Logos, che io chiamo, parlando con i miei scolari, Gratis Liebe (Amore Gratis) e che ha già salvato il mondo, è nato in forza del sì di una donna, Maria, e del sì "rappresentativo" di un uomo, Giuseppe, è nato in una famiglia, che da subito ha dovuto fuggire dalla propria patria verso l'Egitto, per il pericolo del potere mondano, rappresentato dal violento Erode. Egli però, il Logos di Dio, e non la famiglia è da considerarsi come la salvezza.

Come qualcuno ha scritto su queste pagine, questo Amore Gratis diventa avvenimento anche ora in un mondo della "destrutturazione postmoderna" e "nichilistica". Essendo forse lo stato di "secolarizzazione" in Germania più avanzato che in Italia (ho modo di constatarlo in  particolare nella Sassonia-Anhalt, dove insegno da 14 anni) mi sono sempre chiesto come fosse possibile testimoniare Cristo nell'unico mondo datomi per esprimermi.  



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