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FESTA SAN VALENTINO 2016/ Chi non è insieme è davvero uno sfigato?

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SAN VALENTINO, FESTA DEGLI INNAMORATI. CHE SENSO HA? Almeno per il gran giro di soldi, regali e sdolcinerie, San Valentino è ancora la festa degli innamorati, sebbene il troppo impegnativo fidanzamento tenda a farsi soppiantare dalle storielle usa e getta. Comunque sia, in fondo «chi non è in coppia non è un uomo moderno, come chi non beve Petrus o Cynar». Cinquant'anni fa Pasolini aveva visto col solito occhio lungo, quando azzardava che la presenza delle ragazze durante le partitelle dei ragazzi mandava in soffitta la prostituzione classica, visto che «tutti i ragazzi maschi anche (e soprattutto) minorenni, hanno il loro "sfogo"» gratis, a bordo campo. Era il 1972, e oggi è un'ovvietà: «mentre per esempio fino ad alcuni anni fa, per un adolescente avere la ragazza era un'aspirazione giusta, anche se repressa e tenuta in cuore — nelle lunghe more degli androcei — ora la ragazza è un obbligo: un obbligo appunto perché essendo più facile averla, e ce l'hanno subito tutti, guai a chi non ce l'ha. Il terrore di essere senza ragazza crea dunque l'obbligo dell'accoppiamento, e quindi la nascita di un numero enorme di coppie artificiali, non unite da altro sentimento che quello conformistico di usare una libertà che tutti usano».

SAN VALENTINO, FESTA DEGLI INNAMORATICHE SENSO HA? L'adolescente che non si accoppia si sente uno sfigato, perché tutti hanno le loro avventurette, e la regola suprema vuole che "se non si fanno adesso certe cose, quando si devono fare?". Questa è la «libertà obbligatoria» imposta dagli adulti (adolescenti inside), questa l'agghiacciante prospettiva che, dietro il pressante invito a divertirsi, cela un'istigazione al suicidio: perché se non resta che godersela finché si è giovani, e poi arriva il peggio, tanto vale spararsi prima. Non è il momento di puntare in alto, e lasciamo perdere se un legame dura o non dura, tanto l'amore è solo una parola e l'eterno non ne parliamo nemmeno. Come se il cuore non registrasse comunque un disagio, quando si accontenta di un orizzonte effimero. Giorgio Gaber aveva 24 anni quando cantava: «Molti mi dicono: ma cosa cerchi? cosa pretendi? Non fare il nevrotico! Hai una ragazza che ti vuol bene, ti lascia libero, non ti fa scene». Manca qualcosa, c'è poco da fare. 

SAN VALENTINO, FESTA DEGLI INNAMORATICHE SENSO HA? A 19 anni Cesare Pavese scriveva: «Tu sei per me una creatura triste, / un fiore labile di poesia, / che, nell'istante stesso che lo godo / e tento inebriarmene, / sento fuggire lontano / tanto lontano, / per la miseria dell'anima mia, / la mia miseria triste. // Quando ti stringo pazzamente al cuore / e ti suggo la bocca, / a lungo, senza posa, / sono triste, bambina, / perché sento il mio cuore tanto stanco / di amarti così male».  



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