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STORIA/ Il giudice del maxiprocesso: oggi la vera mafia sta nelle centrali finanziarie

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Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (Foto dal web)  Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (Foto dal web)

In un primo momento certo lasciò un po' perplessi. Ma la conferma avuta in seguito dalla sentenza della Cassazione rimise, per così dire, le cose a posto. Ciò che più confortò fu la conferma del cosiddetto "teorema Buscetta", per cui i componenti della "cupola" rispondevano insieme di tutti i reati compiuti dalla mafia, per il fatto stesso che facevano parte della "commissione". La mafia si rese conto dell'importanza e della gravità di quanto accaduto e non perdonò, riprendendo in pieno la propria attività criminale che portò poi alle stragi del 1992. Ma voglio ricordare un'altra cosa.

 

Prego.

In tutta la mole degli imputati ci fu un solo caso di omonimia che provvedemmo subito a chiarire. Anni dopo, in un analogo processo a Napoli, ci furono oltre cento casi di omonimia. Questo fu un ulteriore segno della serietà con cui lavorammo per anni, tutti.

 

La mafia aveva sperato fino all'ultimo che un intervento in Cassazione del giudice Corrado Carnevale avrebbe potuto ridimensionare, e di molto, i risultati cui il processo era giunto fino a quel momento. Ma Carnevale aveva in effetti questo potere o era piuttosto una sorta di mito che si agitava secondo le circostanze e le parti interessate?

Io credo che il giudice Carnevale non fosse né un colluso né un giudice "ammazza sentenze" come veniva definito. Io lo ritengo un giurista molto attento, che rilevava in Cassazione tutti gli errori di diritto che possono verificarsi in un processo. Figuriamoci poi in uno come quello di cui stiamo parlando.

 

Il maxi processo segnò anche una divisione interna alla magistratura palermitana tra quanti in passato avevano fatto abbondante uso, per assolvere tanti mafiosi, della motivazione "per insufficienza di prove" e tutti voi che eravate invece riusciti a condannarne così tanti. O no?

Dobbiamo dire con chiarezza che fino a quando non si spezzò il clima di omertà che era regnato fino a quel momento, e che Tommaso Buscetta iniziò a demolire con i suoi racconti, era pressoché impossibile condannare i mafiosi. Diciamo che noi avevamo strumenti, i pentiti appunto, che altri non avevano potuto avere in passato. Anche se gli strumenti tecnologi di allora sembrano ruderi se confrontati con quelli disponibili oggi; basti pensare che tutti gli atti processuali venivano battuti a macchina e che l'archiviazione richiedeva enormi quantità di armadi e scaffali. Il primo aiuto ci venne dalla possibilità di microfilmarli. Ma anche questo richiedeva spazi e la consultazione non era poi così semplice.

 

Quale tipo di reazione ebbero le istituzioni e la politica allo svolgimento del maxiprocesso?

Le istituzioni innanzitutto ci agevolarono notevolmente, soprattutto all'inizio e durante la celebrazione del processo, per esempio con la costruzione in soli 10 mesi dell'aula bunker, o con l'emanazione dei decreti di cui ho detto prima, che diedero innanzitutto credibilità allo Stato. Quanto alla politica, va detto che in seguito il livello di collusione tra mafia, politica ed alta finanza ha fatto un notevole salto di qualità, giungendo a livelli di coinvolgimento impensabili per quegli anni.

 

E la gente come percepì la conclusione del maxiprocesso?

La società civile ci fu vicina sia durante lo svolgimento del processo che dopo. Certo dopo le stragi del 1992 la situazione cambiò e di molto. Dopo il processo non ci fu lo stesso atteggiamento che ci fu dopo il 1992. Dopo le stragi assistemmo ad una sorta di sollevazione che poi però si è pian piano attenuata fino ad oggi. Occorre anche dire che i giovani che incontrammo successivamente, soprattutto nelle scuole, non erano più testimoni diretti, nascevano dopo quel periodo, avevano appreso degli avvenimenti di quegli anni dai racconti, dai giornali, dalla televisione e questo non è un elemento secondario.

 

Lei è stato certamente la vittima più eccellente, per le vicende che l'hanno coinvolta personalmente, per le quali è stato accusato e assolto. Come le giudica dopo tanti anni? 



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