BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

STORIA/ Il giudice del maxiprocesso: oggi la vera mafia sta nelle centrali finanziarie

Pubblicazione:

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (Foto dal web)  Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (Foto dal web)

Era un'antimafia seria, non di facciata. Lavoravamo giorno e notte, facevamo tutti i riscontri, e i risultati d'altra parte si sono visti. Negli ultimi tempi si è verificato questo fenomeno dell'antimafia di facciata. Ricordo che anni fa un pentito della mafia disse: fate attenzione perché l'antimafia è una strategia della mafia. Disse più o meno così: noi facevamo i convegni antimafia organizzati dalla mafia. L'antimafia seria è quella che lavora in silenzio, senza andare sui giornali, senza andare ai convegni dei partiti per fare professione di antimafia, quella che fa il suo mestiere e basta. Poi c'è questa antimafia delle parole, impegnata a promuovere convegni organizzati magari da soggetti vicini o collusi alla mafia.

 

Che giudizio dà oggi degli strumenti giuridici a vostra disposizione? Cos'altro si potrebbe fare per aiutare il lavoro della magistratura?

Certamente abbiamo una legislazione antimafia di tutto rispetto. Certo, come altri miei colleghi sostengono, bisognerebbe intervenire anche sui cosiddetti "reati collaterali".

 

Cioè quali?

Lo spiego con un esempio. Se indago su un reato di corruzione che coinvolge un pubblico ufficiale, è possibile che scopra che a monte vi è un'infiltrazione mafiosa che ha messo in moto una serie di reati. Se non si interviene adeguatamente anche su questi reati non strettamente mafiosi, la catena non si spezza e il meccanismo non si interrompe all'inizio. Si pensi a cosa accade nel settore degli appalti pubblici, un settore particolarmente permeabile all'infiltrazione mafiosa. Qui il pubblico ufficiale talvolta agisce in concorso con l'esponente mafioso e nell'interesse di quest'ultimo oltre che proprio.

 

Uno storico della mafia, Giuseppe Carlo Marino, ha dichiarato: "…non fu la vittoria definitiva di uno Stato tornato ai suoi valori di stato democratico, piuttosto fu l'inaugurazione di una guerra tra la parte sana e civile e quella insana, perché corrotta". Cosa ne pensa?

Posso dire che certamente il maxiprocesso segnò l'inizio di una guerra finalmente combattuta tra parte sana, e noi magistrati facciamo parte di questa parte sana della società, e la parte malata. Sapevamo che sarebbe stata una guerra lunga, anche se avevamo vinto la prima e più grande battaglia. Dopo trent'anni tutto ciò è ancora più vero. C'è poi da aggiungere…

 

Cosa?

Che la lotta alla mafia è una guerra lunga che cambia anche connotazioni, modalità, soggetti e personaggi. Oggi le infiltrazioni nella pubblica amministrazione, nella politica e soprattutto nella finanza sono ancora più insidiose. Insomma è finita l'epoca in cui la mafia veniva identificata con personaggi come Totò Riina. Dietro uno come lui oggi si muovono personaggi dell'alta finanza, banche, imprenditori di alto livello, insomma quelli che chiamiamo "colletti bianchi". E' impensabile che Totò Riina o Provenzano o Matteo Messina Denaro possano riciclare l'enorme fiume di denaro che proviene dalle loro attività illecite senza avvalersi di strutture finanziarie, politiche o amministrative. Ricordo che abbiamo appreso che in America ci sono banche che hanno un bilancio superiore a quello dello Stato italiano. Ai vertici ci sono soggetti insospettabili, ma in realtà amministrano capitali di provenienza illecita. Insomma oggi siamo di fronte ad una mafia più raffinata.

 

Qual è stato a sua avviso il contributo che ha dato la Chiesa siciliana negli ultimi vent'anni alla lotta alla mafia?



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >