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ARTE/ Nazional-popolari o radical-snob? Il bello ha già scelto con chi stare

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W. Congdon, paesaggio (particolare, 1981) (Foto dal web)  W. Congdon, paesaggio (particolare, 1981) (Foto dal web)

Manca un mese all'inizio della fiera e le opere non esistono ancora. Letizia ha venduto praticamente tutti i quadri della mostra appena terminata al museo diocesano di Milano, incombono le festività natalizie, la sorella Annetta (gravemente handicappata) reclama la sua assidua presenza, le grattugie e i lavelli reali rappresentano comunque un impegno quotidiano che sottrae tempo alla pittura.

In questo dramma autentico Letizia Fornasieri compie il miracolo. I quadri, eccezionalmente belli, sono pronti dodici ore prima della partenza. Sono ancora freschi, dobbiamo fare acrobazie per montarli sui telai e costruire delle armature in legno per distanziare gli imballi dalla superficie.

Il giorno dell'allestimento ci rendiamo conto di essere stati collocati nell'ultima fila del padiglione più isolato della fiera. Al nostro fianco un nostro amico scultore, in bilico tra le due opposte tendenze che abbiamo descritto, ci viene a trovare e rimane stupefatto: "Ma questa è Letizia Fornasieri? Bellissimi!!" Gli artisti sono assai cauti nel giudicare positivamente i colleghi e il suo apprezzamento ci rincuora.

Scattano i giorni della fiera. Nonostante l'infelicissima posizione lo stand è sempre traboccante di gente meravigliata. "Ma chi è??". Il lavoro è frenetico, siamo assaliti di richieste. Quattrocento opuscoli stampati per l'occasione sono spazzati via e dobbiamo stamparne altri quattrocento per far fronte alla domanda.

Siamo assediati dai nazional-popolari, guardati con curiosità dai radical-snob, letteralmente tempestati dagli studenti d'arte giapponesi e australiani, inquisiti da giovani galleriste londinesi con i capelli viola.

Un ex ministro della Cultura che oggi presiede il principale museo nazionale di arte contemporanea, è condotta dalla gallerista che si trova di fronte al nostro stand a osservare un gruppo di foto molto cupe appese sulla parete esterna del suo, che rappresentano fasi del parto di una donna africana. La accompagna il marito che distoglie per un attimo gli occhi dall'impegnativa visione, gira di alcuni gradi la testa nella nostra direzione, viene abbagliato dai colori e si apre in un sorriso: "Ma a me piace questa!" esclama timidamente mentre l'ex ministro deve riconoscere che il parto va bene, però.... 

Entrano quindi con un po' di imbarazzo nel nostro stand abbandonando la nostra collega ed elargiscono complimenti molto schietti, davvero poco ministeriali, gli stessi che riceviamo da giorni in misura tanto sovrabbondante da non poterne più.

Ora, in questo notevole successo di stima, molti notano un paradosso. Quando il pubblico scopre un nuovo grande talento in una fiera, per una specie di riflesso condizionato, chiede subito l'età dell'artista. E quanti anni ha Letizia? Ahimè, sessanta. Questa è una stranezza che non perdonano nè i nazional-popolari, nè i radical-snob. Inoltre, come testimoniano i suoi vecchi cataloghi, esiste un'ulteriore stravaganza. Quando Letizia aveva trent'anni dipingeva come un grande maestro di sessanta e adesso che li ha raggiunti all'anagrafe, ha la spregiudicata disinvoltura di una ventenne. Il pubblico di ogni colore è entusiasta ma perplesso. 



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COMMENTI
16/02/2016 - non sono d'accordo (carlo steiner)

Troppo tranquillizante e facile dividere in due le tendenze dell'arte contemporanea (specialmente quando si pensa di stare dalla parte giusta). L'arte contemporanea va studiata per mantenere la possibilità di stupirsi di tante opere e tanti artisti di ADESSO! Attenzione a non calcare il tranquillo sentiero dei luoghi comuni. La coraggiosa mostra di Giuseppe Frangi al meeting di Rimini di quest'anno ha, speriamo, aperto la finestra per un po' di aria fresca.