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DDL CIRINNA'/ Se la "natura" non basta più

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D'altra parte, il richiamo a un ideale oggettivo di bene, o alla verità di un dato quale è l'ordine della creazione, che "per natura" dovrebbe assicurare il compimento della nostra persona, è spesso ormai costretto a proporsi come un "dovere" da accettare, senza prendere sul serio fino in fondo il fatto che molte volte a mancare è proprio la libertà per aderire a quel bene o per accettare quel dato. La cosa può rincrescere, e provocare la contro-obiezione che in ogni caso questa è la verità naturale delle cose! Ma con questa riaffermazione del vero non è affatto detto che sia nuovamente suscitata nelle persone l'adesione ad essa. E difatti, si può anche sostenere tranquillamente tale posizione di verità sulla propria natura, senza però avvertire, grazie a questo, un maggior compimento e una liberazione della propria esistenza.

Ma arrivati a questo punto del problema, non ci si può fermare: ciò che urge è la domanda su cosa possa permettere la libertà come un'esperienza di compimento o di "soddisfazione" reale della vita. Può il semplice riconoscimento di un ordine naturale renderci liberi? Può un ideale morale attrarre il nostro volere in modo da liberarci? Con questo non sto per nulla contestando la verità della natura creata da Dio, né sto relativizzando i valori morali, ma mi sto solo chiedendo che cosa permetta di aderire ad essi liberamente, non solo in quanto doveri (Kant), ma in quanto esperienze di soddisfazione e di liberazione della vita. Senza l'assenso della libertà la verità non diviene mai certezza.  

Il fatto che, nelle società dell'occidente relativista, molti dei valori "morali" della tradizione siano irreparabilmente decaduti dipende forse proprio dal fatto che essi, di per sé, non ci rendono ancora liberi. Al contrario, c'è bisogno di un'esperienza di libertà in atto per poter tornare a riconoscere e aderire ad un valore. E lo stesso discorso può valere per coloro che si appellano ad un dato oggettivo di natura come la fonte della soddisfazione: non possiamo infatti dimenticare che la libertà non è un mero prodotto dell'ordine naturale, il quale può al limite soddisfare i nostri delimitati bisogni, ma non riesce a compiere il nostro desiderio infinito di compimento e di vita. C'è bisogno dell'incontro con un uomo libero per diventare liberi a nostra volta; c'è bisogno di uno sguardo che sia più grande della natura per accogliere con gratitudine quello che siamo per natura.

È per questo che l'esperienza originale del cristianesimo — l'incontro con la presenza viva del Mistero, in una forma e in un'amicizia umana desiderabili — costituisce un principio di vera e propria rivoluzione culturale. E questo non innanzitutto a motivo dei valori trasmessi nella grande tradizione cristiana, ma molto di più — e addirittura proprio nel momento in cui quei valori e quella tradizione sembrano ormai tramontati — per l'incontro con Cristo, colui che solo, come scrive ancora Carrón, «è in grado di liberare l'uomo dalla sua riduzione» e «fargli desiderare e sperimentare quella pienezza per cui è fatto».



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COMMENTI
19/02/2016 - Valori non astratti (simone giannoni)

Non mi pare che Esposito abbia detto di non proporre niente lasciando la libertà vuota a sé stessa. Anzi ha espressamente detto: "Al contrario, c'è bisogno di un'esperienza di libertà in atto per poter tornare a riconoscere e aderire ad un valore." Ovvero, ci sono due attori: da una parte chi si mette in gioco con la libertà e dall'altra chi si mette in gioco proponendo qualcosa. Perché i valori in gioco non sono astratti ma concreti, sono incarnati, tanto è vero che esposito più avanti dice: "E' per questo che l'esperienza originale del cristianesimo - l'incontro con la presenza viva del Mistero, in una forma e in un'amicizia umana desiderabili - costituisce un principio di vera e propria rivoluzione culturale."

 
17/02/2016 - le regole naturali (DiB Marco)

amico mio, la natura ha delle regole di massima ma queste hanno un valore statistico e non assoluto; conosci il principio di indeterminazione di Heisenberg? "« Nell'ambito della realtà le cui connessioni sono formulate dalla teoria quantistica, le leggi naturali non conducono quindi a una completa determinazione di ciò che accade nello spazio e nel tempo; l'accadere (all'interno delle frequenze determinate per mezzo delle connessioni) è piuttosto rimesso al gioco del caso". Senza ricorrere alla meccanica quantistica, che a Roma non nevichi il giorno di ferragosto si potrebbe dire una legge naturale, eppure se consideri un arco di tempo sufficentemente ampio, la legge è naturalmente sconfessata; senza lasciare la biologia, i casi di intersessualità esistono, la sindrome di Swyer, quella di Klinefelter o di Turner; in ogni caso la omosessualità ha una tale inciden za naturale che non si può considerare una anormalità della legge naturale: FA PARTE della normalità naturale essendone aspetto fondante.

 
17/02/2016 - Drammatico (FRANCA NEGRI)

"La verità si attua". La verità sarebbe il prodotto della nostra scelta "libera"...non c'è più alcun dato da riconoscere. Neppure le esigenze e le evidenze elementari. Non si nega la natura ma la si dichiara inconoscibile, non riconoscibile per l'uomo di oggi. Così è, solo se vi pare. E poi come farebbe un tipo umano così, che non è più in grado (io direi meglio non vuole più) riconoscere il dato di realtà, a rendersi conto di aver incontrato un uomo davvero "libero"? E a seguirlo?

 
17/02/2016 - giusto per capire meglio (prosperi paolo)

Perdonami, caro Costantino, ma non riesco bene ad afferrare la coerenza del tuo argomento. ti seguo bene in tutta la prima parte del tuo argomento. Ma poi mi riesce molto difficile capire le conseguenze che deduci dal quadro delineato. Tralasciando la contrapposizione tra interesse per la legge civile e testimonianza cristiana (come se il cristiano ricadesse nel farisaismo se si interessa ANCHE di questo) mi riesce francamente difficile comprendere la coerenza di quanto dici in conclusione, quando contrapponi la rivendicazione della "solida" dottrina su Dio e sull'uomo come argine al relativismo e soggettivismo postmoderno (e percio un atteggiamento dell cristiano diciamo ideologico, farisaico, rigido, incapace di rivolgersi amorosamente alla liberta dell'altro - questo mi pare cio che suggisci) all'appello alla liberta, alla promozione e valorizzazione della liberta delle persone, e percio - e su questo ti seguo - dell'appello drammatico alla liberta del singolo, come dimensione intrinseca dela verita di Cristo, che e la verita dell'Amore. Cio che faccio fatica a capire, è la contrapposizione. Altro è IMPORRE altro è PROPORRE. Se non si PROPONE alcuna verita, non c'è AMORE, perche non c'è alcun appello reale alla libertà dell'altro, ne percio RISCHIO DI SE in questo appello. Se non c'è annuncio del contenuto della fede, non c'è bellezza dell'amore, perche si elimina il rischio che e proprio del dono di sé. Testimonianza = martyria...